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Il primo “ex” ad essersi annunciato alla nostra festa del 17 maggio in tributo a Dale McCourt è Paul Loretan.

Ci è arrivato il suo telefono per riservare il proprio posto alla festa, felicissimo di esserci, ha chiaccherato un po’ con la nostra responsabile esternando la sua contentezza.

Un secondo dopo ci scrive il presidente del Fans Club Thomas Bäumle dicendoci: “All’Amarcord viene Paul Loretan…”. Gli rispondo subito: “Caspita… che bello… ho un gran bel ricordo di lui”. In risposta mi rimanda un’intervista che fece il fans club T.B. qualche anno fa che, con il loro permesso, pubblichiamo così da rinfrescare un po’ le idee per chi magari non ha una memoria di ferro come la nostra (:D). Maffi nessun commento please!

Riportiamo:
Ciao Paulo e grazie per l`incontro che ci concedi.
“Figurati, è un piacere, non sai che sorpresa è stata”
Il mio più grande ricordo di te sono i Moon-Boot che in agosto erano davanti alla tua porta di casa in mezzo al corridoio, a quel tempo da bambino non riuscivo a capire il perchè.
“Hehe (grande risata) ho ancora oggi un casino a casa, pensa che ho traslocato 3 anni fa e ho ancora scatole da aprire, questa è la mentalità canadese”
Dove hai cominciato a giocare a hockey, e dove?
“A 6 anni a London (Ontario, Canada)”
Hai cominciato subito in porta?
“No il primo anno ero giocatore di movimento, poi siccome perdavamo sempre e ci buscavamo sonore sconfitte sono andato in porta e abbiamo cominciato a vincere” Come sei arrivato ad Ambrì?
“Su una rivista c`era un`inserzione, squadre svizzere cercavano giocatori con il passaporto svizzero (mio papà è un emigrato vallesano della prima generazione), per me era un sogno, scrissi al giornale e mi invitarono a Montreal a fare un allenamento di prova, tutto spesato. Arrivò prima un interessamento dello Zugo, ma poi si fece avanti l`Ambrì e arrivai insieme ai vari Fair, Honegger, Tschumi, ecc.”
I ricordi più belli e i più brutti in Leventina?
“Sicuramente la gente, e una nuova esperienza di vita che mi ha fatto crescere, passare dalla città ad un paesino di montagna e imparare una nuova lingua, tutti erano aperti e tutti ti conoscevano, mi ricordo le splendide serate con la squadra e con i tifosi dopo le partite sopratutto al Ristorante Internazionale, a quei tempi praticamente i giocatori abitavano tutti in valle. Mi ha aiutato molto a maturare il tempo passato in Leventina. I più brutti sicuramente la pista finlandese, all`inizio pensavo ogni volta di morire”
Cosa hai fatto dopo aver lasciato la Leventina?
“Sono tornato 1 anno in Canada, ho fatto l`idraulico e li ho giocato come giocatore di movimento in una “lega di birra canadese” risultando il giocatore più penalizzato. Poi dopo un anno qualcuno si è ricordato di me in Svizzera e sono tornato, ho giocato poi in prima lega a Wetzikon, Wil e San Gallo”
Ti sei pentito di non aver fatto breccia?
“No, c`erano portieri migliori, Daccord era molto più forte di me e a quei tempi non c`erano Farm-Team dove mettersi in mostra ad esempio, e non giocando mai era dura trovare un ingaggio. E poi mi sono deciso che era meglio giocare in prima lega piuttosto che fare panchina in lega nazionale, io rifarei tutte le mie scelte”
Con quali ex-compagni biancoblu hai ancora contatti?
“Ogni tanto mi sento per telefono con Keith Fair, con gli altri purtroppo no”
Con chi andavi più d`accordo?
“Ma con tutti, però ovviamente sopratutto con gli Svizzeri-Canadesi e poi con i ticinesi come Luli Riva, Gigì Vigano, Sandrino Reinhart e Brenno Celio”
Vai spesso a vedere partite di hockey?
“No, purtroppo il tempo è scarso, sono allenatore dei ragazzi a Wetzikon, e la cosa spesso coincide con le partite di serie A, ma seguo moltissimo l`hockey alla TV, alla radio, sui giornali e partecipo volentieri a discussioni da bar”
Quali erano i tuoi punti forti?
“Ero costante, non facevo quasi mai Shotouts (ma era meglio così se no mi toccava pagare ogni volta una cassa di birra), ma anche pochi flops.
Quali erano i tuoi idoli ed esempi da giovani?
“Ken Dryden (portiere dei Montral negli anni 70)
Dan Bouchard (portiere degli Atlanta e dei Quebec negli anni 70 e 80)
Wladislaw Tretjak (la leggenda sovietica)”
Hai avuto ferimenti nella tua carriera?
“All`inizio mai, poi il ginocchio, i legamenti del menisco, difatti ora sono come gli anziani e sento il cambiamento della meteo, poi la spalla, quella però giocando a baseball”
Chi sono per te ora i migliori portieri del mondo? E i migliori svizzeri?
“Tutti i Nr. 1 in NHL sono di classe mondiale, se proprio dovrei fare un nome direi Martin Brodeur. Per gli svizzeri è chiaramente Martin Gerber”
A proposito hai ancora le tue vecchie cose di Ambrì”
“Si certo, ho ancora la maglia, delle foto e dei gagliardetti , però sono in quelle famose scatole che devo aprire per via del trasloco, hehe”
Cosa pensi di Thomas?
“Mi ricordo che 2-3 anni fa il fratello di Adrian Trunz (giocatore del Sierre) mi parló di un giovanissimo portiere chiamato Thomas Bäumle e mi disse “quello diventerà un grandissimo””
Cosa vuoi dire a Thomas?
“Continua sulla tua strada, dai tutto e goditi ogni giorno, non dimenticare le tue radici, da dove vieni, resta con i piedi per terra e dedica abbastanza tempo ai tifosi”
Dimmi una parola o una piccola frase per descrivere tutti i tuoi allenatori che hai avuto ad Ambrì.
“Brian Lefley:un tipo con i piedi per terra, onesto
Roli Von Mentlen: un formatore
Dan Hober: non il mio allenatore preferito
Julius Kovacs; molto bravo, da lui ho imparato molto”
C`eri anche tu durante la famosa bagarre nell`87 al Derby?
“Si era la mia prima stagione ed ero in tribuna, a quei tempo avevo molto rispetto, oggi sarei il primo a scendere in pista a darsele. Il più bel fight che ho visto è stato però in allenamento, Keith Fair contro Doug Honegger, quest`ultimo ne uscì malconcio”
Cosa pensi dell`arbitraggio in svizzera?
“A me non piace molto, gli arbitri non hanno abbastanza sensibilità e a volte fanno troppo i divi e si dimenticano che la gente va nelle piste per vedere i giocatori e non gli arbitri. Io nella mia carriera ho sempre parlato e protestato con gli arbitri, la cosa mi è costata anche parecchi soldini, nella vita privata sono molto calmo, sul ghiaccio divento un diavolo, perchè voglio sempre vincere. Anche la tolleranza zero non mi piace, l`hockey non è uno sport da femminuccie, trovo giusto penalizzare gli aggangi, ma ostruzioni e check fanno parte del gioco maschio. In più non capisco perchè non si possa checkare il portiere fuori dalla sua area, ad esempio dietro la porta”
Il giocatore HCAP più forte con il quale hai giocato?
“Sicuramente Mike Bullard, i suoi rigori erano incredibili, WOW, e lui poteva deciderti una partita da solo. Non dimenticherò mai il suo goal “coast to coast” annullato all`ultimo secondo contro il Friborgo nei Playoff (erano 17centesimi prima della fine del match nel 1991) e si perse 8 a 9. A rivederlo in TV sembrano passato 100 anni, per me sembra che fosse ieri”
Avevi un agente?
“All`inizio si, poi però si occupava sollo delle stars e siccome io ero un pesciolino capirai come si occupava di me, quindi non l`ho più pagato”
Come ti preparavi alle partite?
“Andavo molte ore prima dell`inizio del match alla pista, li mettevo musica a mille, controllavo 4 volte il materiale, mangiavo e mi concentravo”
La maschera te la facevi dipingere?
“Si esatto, sceglievo i motivi e i colori e me la facevo dipingere, sceglievo legami legati al Canada, le conservo ancora tutte”
Quale è l`età migliore per un portiere?
“Difficile da dire, io personalmente a 30 anni ero più forte che a 20, grazie anche all`esperienza. E anche oggi i portieri sulla breccia sono più gli ultra-trentenni, vedi Hasek, Brodeur, ecc.”
Quando è che vieni alla Valascia in visita? Il Fan-Club di Thomas Bäumle ti invita ufficialmente, ci contiamo.
“Ok grazie mille, vengo volentieri, è da tanto che voglio venire, quindi sfrutterò l`occasione.
Grazie mille Paulo per il simpatico incontro (in cui non siamo morti di sete:-)) e allora a presto.
“Ciao e saluta i ragazzi e Thomas, ci vediamo presto sotto la volta della mitica Valascia”