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james dean“Giuventù Brusada”? Eh no

Quella di S. Antonino è stata una serata nella quale Mauro Merzaghi, responsabile del settore giovanile, ha illustrato magistralmente alla cinquantina di attenti presenti un progetto autentico, intenso e complesso. Si è scesi nei meandri e nelle viscere del ghiaccio. Avvincente.

Potrà far ridere, ma lo ha fatto in stile “bielliano”, scegliendo volutamente quella lingua che ben si addice al racconto di una storia: il dialetto. Davvero inusuale ma azzeccato.

Alcuni numeri:
260 ragazzi, 1123 ore di ghiaccio, 5 allenatori professionisti e 15 part-time, 32 volontari dei settori una novantina quelli per i tornei, 4 pulmini per 162’000 km/ anno. Costo annuale globale 730’000.- Chf.
A questi numeri Merzaghi ha aggiunto un prezioso commento, categoria per categoria, illustrandone peculiarità ed obbiettivi, facendo “parlare” soprattutto gli artefici di questa scommessa, ripartita da una crisi di alcuni anni fà e riuscendo a trasmettere un quadro completo ed esaustivo della realtà interna e di quella in cui si opera. Il progetto qindi c’è, è ampio, ci si lavora, i problemi sono diversi e la volontà è sicuramente quella di riuscire a risolverli con attenzione e con tutti i mezzi umanamente sostenibili.

Ma, al dilà dei numeri e delle questioni organizzative-finanziarie, il fil-rouge della serata è stata la palpabile attenzione e l’amore rivolti ai ragazzi ed alla loro formazione.
Questo il vero messaggio lanciato: formazione sportiva unita ed elaborata con quella scolastica con un continuo e complesso dialogo tessuto con le istituzioni scolastiche. L’intervento dal pubblico di Amedeo Rondelli, delegato del decs per swiss olympic talents e responsabile del programma per talenti sportivi ed artistici nelle SMS, ha ulteriormente chiarito come si sta lavorando con i club nel tentativo di trovare soluzioni adeguate ai tempi, con il preciso intento di non creare come in passato dei “mostri” preparati unicamente nello sport, ma di puntare su una formazione parallela che riduca il rischio di un fallimento sulle due strade. Preziose e precise in questo senso sono state le testimonianze dal fronte di tre giocatori che stanno dimostrando la fattibilità del progetto: Paolo Duca, Daniele Mattioli e Daniele Marghitola.

Toccanti la storia del bambino turco che smise per problemi finanziari, la figura e la sensibilità di Dimitri Tsygourov, la triste strategia di un nonno “pedagogico” che “corrompe” il nipotino con 5 franchi a goal, come pure il senso attribuito ad Emergency, nuovo partner del settore giovanile in un’accezione veramente molto larga.

Non si poteva non parlare di famiglia e del rapporto giocatore-genitore-club, facendo emergere la fondamentale importanza del ruolo di genitore e criticandolo quando questo diviene troppo invasivo con aspettative e pretese verso il ragazzo o verso il club. Una problematica sicuramente vasta.

Signori, la voglia sarebbe di raccontarvela tutta, perché si potrebbero aggiungere ancora molti argomenti discussi ma non servirebbe. Gli assenti ancora una volta hanno avuto torto perché è stata una serata davvero appagante che ha avvicinato il tifoso alle radici di un club che, anche con questo tipo di manifestazioni, tenta di arricchire il dialogo significativo nel mondo biancoblù.

All’Ambrì servono 30 bambini all’anno su un bacino di circa 280. Quasi nessuno di loro sarà un giocatore di A (… o per lo meno è difficilissimo arrivarci…), ma avrà fatto una magnifica esperienza e sarà cresciuto perché ha praticato uno sport magnifico, di gruppo, fatto quindi anche di scambi e di confronti. Tante aspettative, delusioni, successi, voglie, pressioni ed anche sogni.

Ma infondo, come ribadito in sala, anche se “l’hochey l’è mia tüt nala vita” si tratta di concedere ai giovani innanzitutto il diritto di giocare.