(scusate per la battitura degli accenti ma ho un problema con i drivers della tastiera)
E’ una cosa strana. Ti alzi un giorno come un altro. Fai colazione. Accendi il pc. Vai come sempre sul sito dell’Ambri’. Vedi il conteggio dei giorni che mancano all’apertura del nuovo sito. Immagini come sara’. Entri nel sito vecchio. Bam. La notizia. Mi ricordo che Alessandro Baricco in un suo libro diceva che e’ come un quadro attaccato ad un chiodo, sta li per anni, fino a quando, non si sa per quale motivo, decide di cadere. “Luca Cereda conclude la sua carriera per problemi fisici”. Bam.
E’ una cosa che non mi aspettavo, o mi rifiutavo di pensarla. Forse in quanto e’ l’unico giocatore che conosco o perché l’ho sempre visto come quello che “ce l’ha fatta” o perché mi ha sempre dato l’impressione di uno che si divertiva veramente, a giocare a hockey. Quel ragazzo che cresce con quei due colori nel cuore, che si impegna allenamento dopo allenamento per un unico motivo: vestire la casacca della prima squadra. Lui per me era la figura che manteneva viva quella parte del fenomeno Ambri’ legata all’appartenenza e al rapporto umano. Un ticinese, un ragazzo che parla dialetto, un tifoso rossocrociato, che incontri allo stadio o al bar. Uno come noi, se non fosse che il suo mestiere e’ giocare ad hockey. Insomma per me lui mette in rilievo quel lato di Ambri’ che piace a noi, quello rustico, speciale, umano.
Si dice che i sogni a volte si avverano e il suo era quello di tutti i ragazzi che si impegnano nelle varie squadra del settore giovanile. Segnare un gol nella partita più sentita della stagione, in quella contro la squadra dove nessun bambino vorrebbe mai giocare. Dico nessun bambino, perché i grandi perdono quell’ingenuità che hanno loro e vedono le cose sotto un altro punto di vista. E allora anche la squadra che hanno amato per tutta la loro infanzia può venire tradita. Ma per loro invece, il sogno rimane quello di segnare un gol in un derby contro il Lugano.
Le cose nella vita, cambiano velocemente. E allora ecco che un giorno. Bam . Il quadro cade. Lo sport detta la sua legge e bisogna saperla accettare. Si deve rispettare la condizione di esseri umani e accantonare l’idea dell’uomo macchina. E’ giusto così, anche se fa male. In fondo anche queste cose fanno parte del mondo stupendo dello sport, dove nessuna cosa e’ sicura, nessun risultato e’ gia’ scritto, e nessuna carriera e’ infinita.
Sara’ peccato non leggere piu’ quel nome così ticinese sulla lista dei giocatori, quel nome che aveva l’incarico di rappresentare il settore giovanile dell’Ambri’ in tutta la Svizzera e nel mondo intero. Lo vedremo diversamente d’ora in avanti. Lontano dalle luci della ribalta dello sport d’elite ma un po’ piu vicino a noi che l’hockey lo guardiamo soltanto. Forse lo scopriremo come persona e smetteremo di considerarlo solo un “viziato giocatore di hockey”. Non lo vedremo piu’ in pista, ma possiamo essere certi che non abbandonerà la nostra squadra. Il suo sogno l’ha realizzato e ora gli spetta il dovere, come noi tutti, di permettere che quel sogno possa essere realizzato da molti altri piccoli ragazzi che vestono la maglia biancoblu.
Grazie luca! 🙁
Sinceramente qst articolo secono me dice tutto quello che dovrebbe dire….
eh brava olga… che azzecca il libro..
Al Nös Luca Al fa Mai un Giret Nal Sito Dal BL15??
-lasciamo stare i sogni dei bambini neh…c’ha già pensato Bisio a tentare di dimostrare che sono pure di sinistra!!!
-per quanto riguarda l’immagine dell’Ambrì “rustico” ho qualche sana perplessità.
-Baricco….Novecento, e la nave andava con il suo pianista, mi viene in mente qualcuno che non è mai sceso.
Nessun bambino piotto, precisiamo. 🙂
“…quella squadra dove nessun bambino vorrebbe mai giocare…”.
Bellissimo!
Grazie Luca!