Sì, mi piace definirlo così, il nostro rapporto con l’Ambrì Piotta. Siamo poveri schiavi di qualcosa che ci ha ormai fatto prigionieri, incatenati per tutta una vita, contro la nostra volontà razionale. È proprio questa nostra sottomissione che ci crea problemi, anche se in fondo è quella che ci fa sentir speciali.
Lo si capisce già da come è definita, che non è come le altre. L’Ambrì-Piotta, la “squadra della valle”, l’unica vera “squadra di montagna” che milita ancora in serie A, la “squadra di contadini”, in una sola parola… un mito. Non è facile prendere una decisione in questo club proprio perché per sua natura un mito è sacro, intoccabile ,fisso, e nessuno ha il diritto di profanarlo, sfiorarlo, smuoverlo da quella sua condizione mistica. Al giorno d’oggi purtroppo gli ostacoli da superare sono sempre di più, ma il problema più grande al quale siamo confrontati è proprio la nostra stessa natura. Ogni decisione,ogni giocatore, ogni piccola cosa deve essere fatta in modo da rispettare 70 anni di storia, e quelle caratteristiche che manifestiamo con tanta fierezza.
Lo sport del giorno d’oggi viaggia a ritmi impressionanti e senza una ristrutturazione societaria e soprattutto di strutture possiamo solo scomparire. È difficile accettarlo, ma non possiamo più rimanere indifferenti. Mantenere la Valascia così come è, a -10°C è sinonimo di un rifiuto di guardare in faccia alla realtà e un illudersi che siamo abbastanza forti per andare in avanti così. Il nostro club è talmente particolare, unico, che lo vorremmo vedere così per il resto della nostra vita. Noi tifosi vorremmo che non cambiasse nulla perché la sua storia ci ha fatto innamorare, perché le partite a -14 gradi sono quelle che non ci scorderemo mai, perché il poter parlare con un giocatore al di fuori della pista, o invitarlo a cena, ci fa sentire parte di questo grande mondo.
Noi siamo fieri dell’Ambrì, delle sue origini e della sua storia, per questo ci lamentiamo che la nostra dirigenza non ha rinnovato il contratto ad un giocatore che è praticamente nato e cresciuto nel nostro club. Noi non valutiamo oggettivamente il reale valore del giocatore e quanto possa esser utile alla squadra, lo vogliamo ancora con noi “perché è una bandiera”. Non ci interessa il rapporto qualità-prezzo, la sua età, la sua effettiva posizione nella rosa, no, noi lo vogliamo semplicemente perché fa parte di noi, perché è il simbolo della nostra realtà.
Dobbiamo svegliarci prima che sia troppo tardi, accettare che il nostro Ambrì cambi un po’ la sua immagine, sapendo che l’importante non è la bellezza esteriore, ma l’anima.
Lasciamo crescere il nostro club, rinnoviamolo, perché siamo costretti a farlo, ma manteniamo la nostra anima, il nostro essere unici e speciali. Dobbiamo trovare una via di mezzo, abbandonare la Valascia come è ora (vergognosa per un paese come la Svizzera) e costruire uno stadio che sia uno stadio di hockey con una piastra che non usa più ammoniaca, con degli spogliatoi in ordine, con posti in piedi e seduti, ma dove c’è spazio ancora per la curva sud. No alle ragazze pompons (ma come cavolo si scrive????), no ai dj, ai suonatori di pianola e quant’altro, no a tutti i posti seduti. Sì al vero tifo biancoblu, a quel calore umano che può riscaldare in qualsiasi momento. Manteniamo i bar, i sorrisi dei volontari che lavorano nei vari settori della pista, il rapporto con i giocatori, le feste dei fans club.
Probabilmente per sopravvivere in questo sport dovremmo cambiare, ma non necessariamente questo significa abbandonare quei valori che ci accompagnan da 70 anni e che noi tutti amiamo. Si tratta solo di qualche ritocco che ci permetterà di adeguarci alla nuova epoca. Adattarsi al professionismo è un passo che bisogna necessariamente fare se vogliamo rimanere in questo mondo e non far diventare il mito… pura leggenda.
Se avete capito così mi son spiegato male. Essere nostalgico non vuol dire fermarsi al medioevo, anche se non mi sarebbe dispiaciuto. Essere nostalgico significa sentire la mancanza di un ambiente che si sta perdendo sempre più, con gli anni faccio più fatica a riconoscermi nel club. È questo che non é più come una volta secondo me.
In dietro e nel passato non si può tornare, si può solo andare avanti. Modernizzando le strutture, e non solo quelle. Sono favorevole a ristrutturare la Valascia, laddove é veremante necessario, potrei anche non essere contrario ad una pista tutta nuova, pur non ritenendola necessaria. Tutto questo però va fatto senza andare a intaccare quei valori che hanno reso l’Ambrì una realtà unica. Le politiche di marketing possono anche portare ottimi risultati, ma non sempre. Le cose funzionano se fatte bene, altrimento o non servono a niente o fanno danni. Spero che funzioneranno, ma non ci credo.
e tutto ciò conferma la mia teoria..
Anche a me la Valascia piace, sopratutto la Buvette… 😉
È vero, qualche ritocco va fatto, ma sostanzialmente non deve cambiare troppo.
Non è male il progetto che avevano messo sul cdt un po’ di mesi fa, rinnovata ma con ancora la stessa struttura.
Cavoli, avere avuto la macchina del tempo mi sarebbe piaciuto tornare in dietro di un trent’anni… ascoltare i discorsi prima della nuova Valascia… quella coperta… Chissà se si facevano le stesse menate?
Comunque a me la Valascia piace così. Magari un piccolo ritocco qua e la, ma sostanzialmente mi piace così.
Sta arrivando il cambiamento mina!
A leggere nostalgico sembra ke x tenere all’ambri bisogna essere ignoranti, invece sono convinto ke un cambiamento(modernizzazione) e finalmente lo sfruttamento delle politiche di marketing possa portare a ottimi risultati
ps: la gente d’Ambrì può continuare a non saperne niente… é chi gestisce che deve esserne all’altezza.
béh quello del freddo fa comunque tanto… 2 anni fa c’era una media di ca. 1000 spettatori in meno da quando ha cominciato a fare più freddo..forse non sarebbe comunque di così tanto.. ma un po’ influisce. béh pista nuova sono forse qualche entrata in più, meno costi di manutenzione, miglior praticabilità, introiti maggiori di bar ecc( spazi più grandi = più facilità ad arrivare al bar= più incassi..ev. piccolo ristorantino!!), miglior offerta; immagine del club rinnovata, maggiori sponsor, maggior visibilità, maggior possibilità di pubblicizzare il prodotto.
Ahhh economista!! comunque sì… per me serve un miracolo!! ma prima di tutto serve un cambio di mentalità..
Il fenomeno é fenomeno perché in serie A, non sarebbe la stessa cosa in B. Siamo daccordo. Non lo sono invece sulla tua equazione “pista nuova” = “+ pubblico”. Ci sono dei cambiamenti nella società che non si possono ignorare, una volta c’erano minori possibilità di svago, andare a vedere l’Ambrì era anche una scusa per uscire di casa, per ritrovarsi. Oggi ci sono più possibilità di svago, la partita te la puoi guardare con la Bluewin TV. Per molti il “freddo di Ambrì” é una scusa più che un vero motivo, ci sarà qualche decina o poche centinaia al massimo che rinunciano veramente per il freddo. Discorso simile si potrebbe fare con lo sci, anni fa inverno=sci, oggi non più così come una volta.
Il pubblico di Ambrì non é quello di Lugano, non solo le facce dei tifosi son divese, non é solo questione di quella puzza sotto il naso che si respira a Lugano. La gente di Ambrì sa a malapena che roba é un cda, non sa che cazzo é il marketing o altre stronzate simili. Al massimo si arriva “ul president”, “ul comitato”, “i sponsor… chi che paga”. La gente di Ambrì detesta i luganesi, quei bastardi borsoni e sbroja del cazzo. Per essere competivi ci vogliono conoscenze e comportamenti che vanno sempre più contro la natura stessa di un club come l’Ambrì. Per riuscire in quello che tu credi servirebbe un miracolo, un secondo miracolo dopo quello di questi primi 70 anni.
il fenomeno é fenomeno perché é una squadra di montagna che gioca in serie A… dal momento che gioca in una lega inferiore alla B.. non sarebbe più tale. Certo…rimarrebbe la storia.. ma quella rimarrebbe comunque. Sì, servono fatti .. ben fatti, come dici te. Serve un’idea eccezionale, un lavoro che possa portare qualcuno a buttare qualce milioncino in questa squadra in cambio di un ritorno di immagine. Ma probabilmente questo ci costerà qualcosa,non possiamo pretendere di trovare soldi che piovono dal cielo. Le grandi società investono su cose grandi, su cose nuove, per questo accettare una pista nuova potrebbe servire per un rilancio di immagine. Servono delle persone in gamba, veramente in gamba, per portare in avanti un discorso simile, e non sarebbe comunque facile. Io però ci tenterei. Credo che stiamo per arrivare al limite e qualcosa deve adagio adagio muoversi. vedremo. Capisco il tuo punto di vista, niente da ridire. Il nostro grande problema, come spiego nell’articolo, é la nostra stessa natura. Se fossimo tifosi di un’altra società accetteremmo una pista nuova senza problemi, accetteremmo che un nostro giocatore vada a giocare per il Lugano, non vedremmo il derby come la artita della stagione, ci lamenteremmo di vedere le partita nel 2007 a -14 gradi! Ma noi siam tifosi dell’ambrì a noi piace così e quella Valascia per noi é così speciale che il solo pensare di perderla ci fa star male. io non voglio vedere cambiare l’ambrì, ma penso che non ho scelta. Devo accettare di vederlo in una lega inferiore e sparire adagio adagio o di vederlo un po’ cambiato. Hai ragione, certe cose nelo sport del giorno d’oggi non potrebbero più esistere, perdiamo sicuramente tanto, ma io credo che non abbiamo scelta. L’Ambrì nello sport di oggi é completamente fuori posto… In qualsiasi caso qualcosa cambierà… Accettare il nostro ruolo di squadra di montagna, come dici te, può essere giusto, ma sarebbe comunque la fine di un sogno, non sarebbe più la stessa cosa, ritorneremmo ad essere uan squadra come le altre.. tranne per la nostra storia. Vivremmo comunque con una grande malinconia…
Credo che entrambe le cose sarebbero una sconfitta, sia il cambiamento societario per rimanere in serie A, sia una retrocessione nelle leghe inferiori; ma credo anche che non abbiamo un’ancora di salvataggio da questi 2 scenari…. purtroppo. (putroppo? vedi?? ancora sto maledetto amore per questo Ambrì!! schiava di un mito!!)
Per realizzare quello che dici tu servono fatti, ben fatti. Tutte le squadre ci provano, poche ci riescono. Io non credo che a Ambrì si riesca a cavalcare l’onda dello sport professionistico di oggi senza intaccare quei valori e quelle immagini che hanno reso l’Ambrì qualcosa di unico e di magico. Un Ambrì – Ajoie non é figo come un Ambrì – Lugano, ma c’è da chiedersi se il prezzo da pagare per un derby valga davvero la pena. Va fatta una scelta chiara, perché non esiste nessuna via di mezzo. come già detto non si può essere incinta solo a metà (almeno non credo).
il discorso non fa una grinza. Sono 40 e + anni che frequento la Valascia e tifo Ambri e sottoscrivo in pieno il tuo articolo
tu sei abbonato alla Montanara?? l’anno scorso sul penultimo numero..se la memoria non mi inganna, c’era un analisi di 3 giornalisti su cosa dovrebbe fare l’Ambrì. béh Loris Prandi faceva le 2 possibilità, diciamo che una é quella che dici te e una quella che dico io. in sé sta a noi decidere. chiaro che purtroppo non si può sapere quale sarà la migliore!… quando avrò tempo (non nella prossima settiman) magari trascrivo quell’articolo.. secondo me erano usciti moltissimi spunti di riflessione ed era veramente interessante.
sei coraggiosa e credi in quello che scrivi, io quel tuo coraggio proprio non ce l’ho.
la Valascia dovrebbero costruirla gli sponsor.. ma gli sponsor non investono sicuramente su qualcosa di “vecchio”. è un discorso molto difficile.. chiaro. penso si son perse già diverse occasioni per rifare la pista (1 abbinandola all’aera di servizio di stalvedro) l’altra é colpa del nostro governo che non sostiene l’ambri … non capendo che sostenendo l’ambri sostiene una valle, un territorio “emarginato”,..Probabilmente c’è da fare una scelta, chiaro che si può andare in avanti così, scomparendo adagio adagio…però secondo me un ambri in prima divisione non sarebbe piu la stessa cosa.. e anche i nostalgici si ricrederebbero…perché i tifosi adagio adagio lo lascerebbero … (l’attaccamento c’è fino ad un certo punto e non credo che molti si farebbero 45 min o più per and a ved una squadra di prima divisione!) io credo ci voglia un compromesso che può rilanciare l’immagine dell’Ambrì e che non per forza deve scadere in una società senza valori e che non rispetta più la sua storia. Certi esempi nazionali e internazionali di squadre svendute non piacciono neanche a me. Io sono del parere di cercare di salvare questa società.. di cercare di far vivee ancora a lungo questo fenomeno e credo che l’unico modo sia quello di mantenerlo anche al massimo livello sportivo (quindi almeno una serie B….ma credo che uno sforzo per una serie B non sia poi molto diverso da uno di serie A) … chiaramente uno può dirmi che andrà a vedere anche l’ambri in seconda lega.. contento lui..
Certi valori sono stati svenduti da un pezzo, e lo sport va sempre più in questa direzione. Vuoi stare al passo con i tempi? Vuoi una pista nuova? Va bene, ma chi la paga? Tu credi che una realtà come Ambrì riesca ad avere un futuro competivo (parlo tra le prime 5-6 squadre del campionato a lungo termine?) Tu ci credi? I soldi vuoi che arrivino dal marketing, sponsor e altre schifezze simili? Io credo che per una realtà come Ambrì siamo al limite, stanno già facendo i salti mortali per far quadrare i conti e guarda con che risultati. Certo si può sempre far meglio, ma più di tanto neanche dei veri professionisti non potranno fare. Rinunciare tutto questo non vuol dire scomparire, vuol dire accettare il ruolo di una piccola squadra di montagna, che é diverso.
la penso come te!
qualcosa deve essere cambiato, non si puo sperare di sopravvivere a lungo essendo fieri di essere inferiori agli altri…