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cuoreQuando ti innamori….

Non so cosa ne pensate voi, ma in queste ultime settimane ho capito una volta di più il perché del mio amore per questa squadra. Béh l’ho sempre detto che non tenevo all’Ambrì per i risultati, che non ho cominciato ad essere una biancoblu per motivi geografici e neanche per il semplice fatto che mi hanno appioppato questa squadra piuttosto che un’altra. La mia è stata una scelta dettata dell’amore e non mi importa niente di cosa ne pensino gli altri, io sono cotta e voglio vivere questa passione, rafforzatasi negli anni, fino in fondo.

Ho cominciato ad innamorandomi della storia, quella di una squadra di un paesello di pochi abitanti con una squadra in serie A capace di attirare migliaia di persone alla pista, con pochi soldi, ma con un grande cuore. Quella storia che narra degli inizi difficili, dei primi derby, della prima coppa svizzera vinta, del primo straniero della NHL giunto in svizzera e del primo svizzero che ha giocato nella stessa lega da dove proveniva il suo predecessore. Quella che raccoglie centinaia di nomi importanti e non, ma dove spiccano i Celio. Quella che nasconde aneddoti come la camminata di Von Mentlen dopo un derby vinto o la vittoria della Continental Cup con le sue notti infuocate.

Poi mi sono innamorata dell’ambiente, della pista ricolma di gente nonostante le temperature, dei canti della gioventù, della tribuna con i suoi personaggi a me completamente sconosciuti. Sagome che viste dalla curva sud sembrano tutte troppo composte, immobili, ma che si risvegliano quando la partita si fa tesa, quando i 5 uomini in pista hanno bisogno di tutti, ma proprio tutti. Mi sono innamorata di “chi non salta è un bianconero” perché quando ho visto per la prima volta 6000 persone che saltavano assieme a me, grandi e piccoli, ticinesi, tedeschi, francesi ed italiani un’emozione indescrivibile mi ha riempito il cuore. Mi sono innamorata dei colori, del bianco e soprattutto del blu, portato con orgoglio e fierezza da tutti noi. Mi sono innamorata della Valascia, della sua scalinata, dei suo baretti, della sua maestosità e del suo fascino.

Crescendo mi sono innamorata dell’hockey, di questo gioco così stupendo che abbina velocità, grinta, schemi e capacità tecniche. Questo ha saldato definitivamente il mio legame con l’Ambrì per sempre, una relazione che niente e nessuno può mettere in discussione. Non posso più farne a meno, non c’è allenatore, giocatore, presidente, giornalista o risultato che può spezzare tutto questo; perché è un rapporto esclusivo tra me e lui e nessuno può mettersi in mezzo.

Alla fine mi sono innamorata della squadra, un amore precario, instabile, che viene messo in discussione ogni anno, ma che contribuisce a rinvigorire il mio sentimento. Mi sono innamorata dei giocatori, tutti, nel bene e nel male, dai ticinesi che da anni giocano nella nostra squadra tramandando la tradizione, a quelli che sono arrivati in Leventina senza sapere dove andavano a finire. Di quelli che hanno imparato ad amarla e non se ne sono più andati e di quelli che sono rimasti solo per poche partite. Mi sono innamorata delle vittorie e delle sconfitte, del vincere partite impossibili e perdere le più facili. Mi sono innamorata dell’orgoglio, della rabbia, della gioia e del dolore.

Ebbene in queste settimane sto rivivendo tutta la mia passione. La storia mi si è messa di fronte quando è uscito lo scontro Lugano-Ambrì nei quarti dei playoff, l’ambiente lo respiro tutti i giorni perché ne sono completamente immersa. L’hockey è nel suo livello più alto, la squadra ha ribadito ancora una volta il suo cuore e la sua magia e i giocatori hanno dimostrato cosa può fare la forza dell’amore. Sono contenta perché la mia relazione è viva, esiste, e niente cambierà tutto questo… nemmeno una sconfitta.