È stato un istante. Una manciata di secondi. Non di più. In quel preciso momento nella testa di 3580 persone un pensiero deve essere passato in simultanea.
Quel preciso istante dove la speranza è diventata frustrazione. Dove la tolleranza è diventata rabbia.
L’Ambrì sotto di due goal deve recuperare. Ha la ghiotta possibilità a qualche minuto dall’imbarazzante sirena del terzo tempo di giostrare con l’uomo in più. Ci speri, certo, anche se sai che l’Ambri di quest’anno, in questa fase, tutto ha bisogno all’infuori di una penalità!
Sembra in effetti che quando una squadra va in difficoltà con i nostri alcuni allenatori stanno seriamente pensando di andare appositamente a far commettere dei falli ai loro giocatori. Così almeno per due minuti tirano il fiato!
In quell’istante fissai sconvolto dagli eventi il ghiaccio. La pista era in un surreale ed agghiacciante silenzio. Non so se tutti l’abbiano colto o sia un’enfasi d’oblio dato dal momento, ma la Valascia sembrava impietosamente guardare sconsolata questo Ambri che proprio non riesce a trovare il bandolo della matassa.
Un istante di silenzio. La calma prima della tempesta. L’occhio del ciclone. Chiamatelo come volete. D’incanto tutta la curva ha smesso di cantare, di incitare. Tutti hanno guardato pietosamente questa squadra arrancare in un delirio improponibile di assoli ed errori.
Da quel momento in poi praticamente solo fischi.
Quando si sul dire Ambrì è sempre Ambri!
Adorabile squadra matta!
Lasimm perd!
Eccome l’ho colto… Qualcuno ricorderà che l’anno scorso avevo ammesso che Tlacil non sarà un grande comunicatore, ma gli schemi c’erano. Quest’anno niente schemi, poca grinta, non si pattina, non si lotta fino all’ultimo secondo. E poi… quel time out (il 1.o in 10 partite!) chiesto a 60 secondi dalla fine sotto di 1:3 e un un uomo in meno era semplicemente ridicolo e la dice lunga su come si cominci a non sapere più come cambiare le cose!