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logo hcapDite pure quello che volete. Che siamo deboli. Che rischiamo la B. Che questo o quell’altro non meritano di entrare sul ghiaccio. Insultate, criticate, sparlate, ridete, ma ditelo: Ambrì. Perché mai titolo fu più azzeccato, e ringrazio chi in quella serata tra un bicchiere e l’altro mi ha dato le basi per pensarlo. Sì, perché questo titolo spiega tutto, non è mica messo lì a caso. Perché per vedere l’hockey, miei cari, basta che mi guardo una delle partite che il campionato svizzero mi riserva ad eccezione di quelle dove gioca l’Ambrì o basta aspettare impazientemente la Spengler e i mondiali, ma chissà perché io alla fine decido … per la partita dell’Ambrì. In fondo per godersi l’hockey c’è tempo, allora perché non gustarsi i retroscena della passione per una squadra, più che l’hockey in sé. Béh godersi, forse è troppo positivo, perché se si guarda bene, non c’è mica sempre il motivo per godere, anzi, purtroppo la maggior parte delle volte c’è da rodersi. Ma questo fa parte del gioco e se non ci fosse questa precarietà il gioco perderebbe l’interesse, basti vedere il calo di pubblico per le troppe vittorie scontate o le troppe sconfitte. È che quando sei tifoso il problema è quello. L’hockey non puoi godertelo, perché c’è sempre quella parte di te che vive la partita non da semplice spettatore. Quella parte a cui batte il cuore, quella che è triste quando la partita va male, quella che è in trepidazione aspettando un’illuminazione del suo pupillo, quella che se si vince si carica di energia positiva e se si perde è pronta a spianare tutto quello che trova sul suo cammino, quella che alla fin fine, qualsiasi sia l’esito della partita dirà : “Forza Ambrì e fanculo l’hockey!”

Insomma voglio distinguere bene le due cose, perché se io insisto a dire che il calcio è il gioco più bello del mondo, che l’hockey mi piace, ma che l’Ambrì è un pianeta a sé, che non può rientrare in questa analisi estetica dettata solamente dall’essenzialità del gioco, è perché ci credo veramente. Un altro mondo, nel quale sei immerso 24 ore su 24, un grande amore. Spreco sempre troppe parole per spiegare questo fenomeno e nonostante questo non riesco mai a farlo fino in fondo. Magari mettendo assieme tutti gli articoli che ho scritto fin’ora su questo mondo Ambrì, qualche deficiente in materia riuscirebbe a farsi qualche idea, ma credo che non potrebbe mai capirlo pienamente, perché le parole non bastano. Io questo mondo non voglio intaccarlo, non sogno di fare le cronache dell’Ambrì , di fare quelle di hockey magari si, ma non quelle dell’Ambrì, dovrei essere un marziano per poterle fare, ma fino ad ora mi hanno sempre riconosciuto di essere un semplice terrestre. Insomma niente “telefono casa” perché la casa io l’ho già trovata, la Valascia.
Qualcuno potrà dire che è sempre la solita solfa, ma se l’hockey è un gioco planetario, béh, l’Ambrì non lo é. E non c’è da meravigliarsi se a molti l’hockey non piace più di quel tanto, ma amano l’Ambrì.

È proprio attualmente che queste parole prendono il giusto significato. Quello che succede sul ghiaccio, l’hockey insomma, è quel che è quest’anno. Ma fanculo l’hockey. L’Ambrì è l’Ambrì, quindi non cambia niente. Vincere o perdere è relativo, giocar bene o giocar male, è quasi superfluo. Noi ci siamo innamorati dell’Ambrì, non dell’hockey, non mescoliamo due cose su due pianeti diversi. L’hockey è divertente, appassionante, spettacolare. L’Ambrì è unico, magico, imprevedibile. Piacere. Amare. Questa è la differenza. Se devo scegliere tra i due .. non ho dubbi… mi tengo stretto l’Ambrì.. tanto.. ho pur sempre il calcio!