Una squadra di hockey, in fondo, niente di così importante. Eppure non mi sento di definirla così scarsamente, l’Ambrì Piotta non è come le altre, lei è il mio amore, e di grandi amori ce ne sono pochi nella vita, molto pochi, per non dire che sia l’unico. Non sminuiamo le cose, non si tratta del semplice vincere o perdere legato normalmente ad un gruppo sportivo, neanche della passione per lo sport che porta poi a seguire una squadra un po’ più delle altre. Questa è una relazione che dura una vita, un legame quasi morboso, e non sarebbe possibile se fosse solo una semplice squadra di disco su ghiaccio.
Per noi è una famiglia, un insieme di persone unite da un rapporto di affinità, provenienti da posti diversi, che parlano lingue diverse ma con la stessa passione. È un modo di divertirsi, di sfogarsi, di vivere.
Béh l’ho sempre detto che non tengo all’Ambrì per i risultati, che non ho cominciato ad essere una biancoblù per motivi geografici e neanche per il semplice fatto che mi hanno appioppato questa squadra piuttosto che un’altra. Il mio è stato un colpo di fulmine alla nascita e crescendo, al posto di affievolirsi, il mio legame è diventato sempre più saldo.
Siamo matti forse, malati, senza via di scampo. Abbiam fatto una scelta, non la più facile, perché volendo potevamo tifare ad una squadra che qualche volta qualcosa vince, una che non ci faceva soffrire così tanto. Ma la sofferenza è direttamente proporzionale alla gioia, quando si parla di lei; e la nostra passione va al di là dello sport, è una ragione di vita, un credo, una fede.
Inizialmente mi sono innamorata della storia, quella di un paesello di pochi abitanti con una squadra in serie A capace di attirare migliaia di persone alla pista, con pochi soldi, ma con un grande cuore. Quella storia che narra degli inizi difficili, dei primi derby, della prima coppa svizzera vinta nel ‘62, del primo straniero della NHL giunto in svizzera e del primo svizzero a varcare l’oceano. Quella che raccoglie centinaia di nomi importanti e non, ma dove spiccano i Celio. Quella che nasconde aneddoti come la camminata di Von Mentlen dopo un derby vinto o la vittoria della Continental Cup con le sue notti infuocate. La storia, quella che anno dopo anno invecchia ed è giunta ormai a 70 anni, con le sue rughe che rispettano la tradizione ma con l’anima giovane che tutti i tifosi rappresentano.
Il nostro destino ci obbliga ad essere combattuti tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, tra una valle e il mondo intero. Anno dopo anno, oltre agli avversari, abbiamo qualcos’altro a cui badare, nel rispetto di tutti quelli che amano l’Ambrì, perché unico. Noi abbiamo il dovere di considerare e rispettare il nostro trascorso e di adeguarci ai tempi che cambiano mantenendo quel qualcosa di nostrano che amiamo così tanto. Non ci interessa quello che dicono gli altri, noi vogliamo essere diversi, speciali, vogliamo permettere che ogni volta che i nostri scendono sul ghiaccio, assieme a loro ci siano quei primi uomini che giocavano con i maglioni di lana fatti dalle nonne. Siamo forse schiavi di un mito, ma lo adoriamo.
Da bambina mi sono innamorata di una voce, che svolgeva il ruolo di mediatore tra me e quello che succedeva alla pista. Io ero troppo piccola, probabilmente anche se fossi stata sugli spalti, non avrei capito niente di quello che mi succedeva attorno. Ma io con la mente ero li, sulla gradinata che non avevo mai visto, ma che mi immaginavo con i suoi volti e i suoi colori. E non ero sola, ma con altre centinaia di persone che, come me, avevano le orecchie attaccate a quell’aggeggio di metallo che trasmetteva quasi magicamente la cronaca della partita. Serata dopo serata, match dopo match li, sempre allo stesso posto, sempre allo stesso modo. Non potendo essere allo stadio, quello stratagemma era il mio modo di essere fedele, perché perdere una partita, per me, era come tradire.
Tradire, eh già. Questo è il sentimento che abbiamo quando non possiamo essere allo stadio, quando lasciamo la squadra li, da sola. A noi poco importa che ce ne siano altri 4000 pronti a sostenerla, noi non ci siamo e ci sentiamo in colpa, non ce ne facciamo una ragione, perché dovevamo essere li con loro, come se gli unici tifosi fossimo noi stessi. Per questo non ci preoccupiamo se dobbiamo prendere la macchina per fare centinaia di chilometri, se è freddo, se è scomodo stare in piedi 3 ore, se ci sono buone possibilità che perdiamo. Il nostro bisogno è quello di esserci, per noi, per la squadra, per l’Ambrì.
Quando ho potuto finalmente andare a vedere le partite dal vero, mi sono innamorata dell’ambiente, della pista ricolma di gente nonostante le temperature, dei canti della gioventù, della tribuna con i suoi personaggi a me completamente sconosciuti. Sagome che viste dalla curva sud sembrano tutte troppo composte, immobili, ma che si risvegliano quando la partita si fa tesa, quando i 5 uomini in pista hanno bisogno di tutti, ma proprio tutti. Mi sono innamorata di “chi non salta è un bianconero” perché quando ho visto per la prima volta 6000 persone che saltavano assieme a me, grandi e piccoli, ticinesi, tedeschi, francesi ed italiani un’emozione indescrivibile mi ha riempito il cuore. Mi sono innamorata dei colori, del bianco e soprattutto del blu, tanto che non riesco più a trattarli come tutti gli altri, loro sono dell’Ambrì, poco importa il contesto in cui si trovano, loro appartengono alla mia squadra e basta.
L’Ambrì fa parte della nostra vita e non si limita solo a quelle poche ore alla pista; l’ambiente biancoblù è come l’aria che respiriamo tutti i giorni. Il nostro cuore non può battere senza l’emozione di vedere quei due colori sventolare. I nostri occhi sono legati alla vista di una sciarpa al collo di un nonno con il suo nipotino, di una macchina con l’autoadesivo “forza Ambrì”, di una fotografia che ritrae la Valascia. Le nostre amicizie ad una fede, basti pensare a quante volte il buon esito di una nuova conoscenza dipende dalla domanda :“tieni all’Ambrì o al Lugano?” o quanto ci vergogniamo se nella nostra famiglia c’è una pecora nera.. o meglio dire bianconera.
Naturalmente mi sono innamorata della Valascia, della sua scalinata, dei suoi baretti, della sua maestosità e del suo fascino. Chiamarla pista è poco, lei è un Tempio, è fredda, grigia, ma è la nostra meta, la nostra seconda casa. È un monumento, intoccabile, immobile, antico, è lei che racchiude tutto lo spirito di Ambrì. E ogni volta che ci vado, è come se fosse la prima, i miei occhi la scrutano da cima a fondo, quasi a cercare qualcosa di nuovo, qualcosa che fino ad allora mi era sfuggito. Mi son innamorata dei sorrisi della gente che lavora dietro le quinte, di quelli che stanno alla buvette, di quelli del fans shop, di tutti quelli che spendono del loro tempo, solo per permettere a questo fenomeno di sopravvivere. Persone che non ricevono niente in cambio se non il leggere la classifica e vedere che tra le 12 squadre del campionato svizzero ce n’è una piccola, chiamata Ambrì-Piotta.
Forse l’Ambrì ci fa rimanere un po’ bambini, con la sciarpa al collo, la maglietta biancoblù e gli occhi lucidi. Solo apparentemente la nostra età ci rende diversi, ma in fondo siamo i primi che ad una vittoria esplodiamo di gioia e ad una sconfitta ce ne rimaniamo in silenzio proprio come loro. Siamo adulti, sappiamo che nella vita ci sono cose più serie di una squadra di hockey, eppure ci rendiamo conto che se dovessimo elencare le 5 cose più importanti nella nostra vita, una sarebbe l’Ambrì. Ci vergogniamo di chiedere un autografo, o di avvicinare un giocatore, ma non possiamo farne a meno.
Crescendo mi sono innamorata dell’hockey, di questo gioco così stupendo che abbina velocità, grinta, schemi e capacità tecniche. Questo ha saldato definitivamente il mio legame con l’Ambrì per sempre, una relazione che niente e nessuno può mettere in discussione. Non posso più farne a meno, non c’è allenatore, giocatore, presidente, giornalista o risultato che può spezzare tutto questo; perché è un rapporto esclusivo tra me e lui e nessuno può mettersi in mezzo.
L’Ambrì va al di là di quello che è un semplice sport, forse racchiude tutti i significati di questa parola, dallo stare insieme alla competizione, dall’essere una opportunità per i ragazzi della valle a essere una realtà importante dell’hockey svizzero. Sostiene una valle, che senza quella piccola luce, sarebbe vuota.
Mi sono innamorata della squadra, un amore precario, instabile, che viene messo in discussione ogni anno, ma che contribuisce a rinvigorire il mio sentimento. Mi sono innamorata dei giocatori, tutti, nel bene e nel male, dai ticinesi che da anni giocano nella nostra squadra tramandando la tradizione, a quelli che sono arrivati in Leventina senza sapere dove andavano a finire. Di quelli che hanno imparato ad amarla e non se ne sono più andati e di quelli che sono rimasti solo per poche partite. Mi sono innamorata delle vittorie e delle sconfitte, del vincere partite impossibili e perdere le più facili. Mi sono innamorata dell’orgoglio, della rabbia, della gioia e del dolore.
Tanti volti sono passati da qui, ci hanno accompagnato in questi anni, ci hanno fatto affezionare o hanno alimentato le nostre discussioni, qualcuno è quasi diventato uno di noi. Ma i più fedeli siamo noi tifosi, siamo noi che per una vita rimaniamo vicini alla squadra, che ci siamo sempre, nel bene e nel male, che ci cibiamo di vittorie e sconfitte, che permettiamo a questo fenomeno di esistere perché ne facciamo parte.
Il mio amore ha 70 anni, ma non li dimostra. Nonostante tutte le battaglie é vivo e finché ci sarà passione, emozione e il disco su ghiaccio l’Ambrì continuerà a dire la sua, con quel pizzico di originalità, quasi stranezza, ma con quel cuore che batte per tutta una vita.
Noi saremo sempre qua, non ti lasceremo mai.
Ma basta con tutte ste polemiche verso la società… Ma tiratevi un po’ assieme e risparmiate il fiato per un forza Ambri in più!
Si, ma mi fa incazzare in un modo bestiale chi parla a vanvera buttando merda su tutto senza essere bene in chiaro delle cose e senza informarsi come il pippa (scritto volutamente con due p) qui sotto.
Poi, caro pippa, mi spieghi che cazzo c’entra la liquidazione del JG con questo articolo. Ma registrati e apri un articolo sul FORUM se vuoi discutere di questa cosa e vedere come la pensano gli altri.
Ma di registrarti non hai le palle. Meglio sparare cagate dietro un nick anonimo… vero?
Uno dei punti di forza di questo sito è il fatto che siamo liberi di dire un po’ quello che vogliamo senza obblighi di registrarsi, ma se si continua su questo andazzo, signori, una misura coercitiva aspettatevela.
Ci vuole poco fare interventi critici senza ogni volta arrivare ad insultare.
Ah, certo, potresti dire che questo è il tuo modo normale di esprimerti… ma non so se sia molto conveniente… signor ANONIMO!
la storia dei soldi di trudel non si é ancora capita.. bene… ma se JG91..dice che anche se gioca in AHL riceve i soldi ci credo..perché sicuramente é andato ad informarsi.. quindi non ci sono problemi… i soldi ci sono
@Pipa
Ma ci sei o ti fai ancora di più?
Ah… hanno preso i soldi di JG per liquidare il Pekka. Ora non ci sono più i soldi e quindi… AHHH CHE DISASTRO… che incompetenti… cavolo, hanno speso i soldi prima di averli… CATTIVONI E SPENDACCIONI!!!!
Lascia che ti spieghi una cosa. Ok, cazzerola se non arrivano i soldi di JG ci rimaniamo male tutti. Chiaro.
L’affare Pekka, coinciso temporalmente, ha però un altro aspetto. Cioè seconda la tua grande visione contabile della cosa era meglio andare avanti a pagarlo TUTTA LA STAGIONE spendendo esattamente la cifra che gli dovevi invece che accordarti per una liquidazione RISPARMIANDO qualche solduccio.
Come se a conti fatti i soldi al Pekka non li avresti dati comunque tutti entro fine stagione.
NO VERAMENTE UN GENIO DELLA FINANZA SEI!
Bravo, complimenti, ti meriti il 10 e lode alla Bocconi di Milano.
mi imponevano 10’ooo caratteri…e si nota!ahah…magari mi imponessero 3 bottiglie di martini!
…mi fa quasi male il dito a furia di “scrollare”…
@mina…avresti potuto bertene un bicchiere in più…prima di fare questa “tesi di laurea” da 320 Mega…..
@Pipa
Ma porca miseria! Ci sei o ti fai?
Mi sta bene che non ti piaccia l’immagine che hanno usato. Mi sta bene la critica al fatto che sia uscito un giorno dopo il compleanno… si, li ci sta tutta.
Per piacere non denigrare in questo modo il lavoro altrui e cerca di usare termini un po’ meno “coloriti” per esprire i tuoi disappunti.
… questo per il primo argomento che hai trattato.
pota-pota
peccato che io nn c’ero….se si andava di martini!!!!!!!sniff
@olga…purtroppo niente memoria storica… visto la mia giovane e arzilla età!aahah… infatti una volta avevo aperto nel forum un argomento per ricordare gli episodi della nostra storia..ma devo dire che i nostri utenti non mi hanno aiutato tanto
!! vah béh .. spero nella nuova pubblicazione “antologia biancoblù¨ !! magari li… qualcuno ci racconterà qualcosa di interessante!
per i litri di martini ci vorrebbe qualcuno dalla “memoria storica” immensa.
BRAVO!!!
Alla Tavernetta si giocò proprio contro i milanesi!!!!
Allora effettivamente si beveva moooolto Martini!!!
Enric, prima di tutto Pipa con una P sola, prego, secondo no, non mi sono alzato presto, solo che IO e sottolineo IO, tengo molto alla mia squadra del cuore e mi vergogno che certi personaggi prendano sotto gamba la storia di un *** CLUB GLORIOSO*** in tutti i sensi,
Capito?….. se poi penso a certi personaggi che girano attorno ad un club come il nostro, senza voglia di fare, pensare che abbiamo tutto per portare in alto il nome AMBRI PIOTTA….. ma….
speriamo almeno di vincere domani sera…
no cavolo addirittura con un giorno di ritardo???scandaloso qui si deve chiudere bottega non si possono compiere errori simili…..
pippa scometto che ieri ti sei alzato alle 24 a vedere se avevano pubblicato l’articolo per i 70 anni dell’ambri
Ah, Rudy è arrivato con l’Ambri solo nella stagione del 1979/1980… dubito quindi fosse già a Dalpe se non in attesa di tesseramento… So che allora ci fu un casino… Magari Amra ne sa qualcosa in più…
Uhhh…. raccolgo l’invito… ma non so proprio tutto… qualcuno magari completerà… IBOR?
I) Corrisponde a verità che l `Ambrì giocò una memorabile amichevole sul ghiaccio naturale della ormai distrutta « Tavernetta » di Cadenazzo ? SI
In che anno e contro chi giocò ? CONTRO I DIAVOLI ROSSI DI MILANO
L) È vero che un portiere dell `Ambrì, prima del `70, adorava il « dopping nostrano » e fù colto in castagna senza dover passare al controllo delle urine ? YESS … MITICO MORANDI… CHE ABBIAMO RISCHIATO DI AVERE ALLA PASSATA AMARCORD COME OSPITE DELLE VECCHIE GLORIE. NARRA LA LEGGENDA CHE GIOCASSE CON IL FIASCHETTO SULLA GABBIA AL POSTO DELLA ODIERNA BORRACCIA (MA PENSO CHE QUESTA È LEGGENDA… EHEHEH)!
Avanti il prossimo.
gli auguri di rito alla mia sq.del cuore per i 70anni, pero’ ho un appunto da fare….
entrando sul sito dell’Ambri, mi fa “vomitare” e mi scuso il termine la foto con gli auguri, mi sta bene che siamo una sq.di montagna ma da qui a mettere foto di more/lamponi/mirtilli, scusate ma mi fa pensare che in Valle non è cambiato un bel niente, oltretutto gli auguri arrivano sul sito con 1 giorno di ritardo,visto che la data esatta è il 19.09.1937/19.09.2007, quindi con tutti quelli che passano il tempo negli uffici aspettando sera, possibile che nessuno sappia la data esatta??? VERGOGNOSO !!!!!!!!!! come sempre guidati da dilettanti che si reputano profesionisti…..
POI, non so se lo sapete già ma il nostro JG TRUDEL, non è riuscito, quindi dirottato al Pioria squadra minore……. percio’ ciaociao ai 200’000,00soldoni versati in anticipo a Pekka……
altra pensata dei ns dirigenti,(paghiamo Pekka).ora mi chiedo chi mette questi soldi dati a ns ex allenatore?? Grassi? Mottis? o Merzaghi?, sempre più deluso, si buttano soldi prima di averli, grande dirigenza….. complimenti….. andate a nascondervi…..quello non è il vostro posto,
la mia domanda è :
tutto cio’ dove ci porterà??
fra pochi anni esisterà ancora il nostro amato Club…..
speriamo….
Mina, non ce l’ho fatta ad arrivare fino in fondo…ma per chi se ne intende dell’Ambrì come te non sarà difficile rispondere ad alcune domande di « culura generale » che mi assillano da tempo :
A)Scese neve nel 1978, il 18 gennaio a Piotta ?
B) Se si, quanta?
C) « Rudolf Tajcnar » abitava già a Dalpe in quella notte ?
D) Se non era lì, dove si trovava ?
E) Chi fù il folle che propose la prima copertura della Valascia ?
F) Ce ne furono altri ? Chi e quanti ?
G) Quanti anni aveva nel 1952 Ruben Fontana ?
H) Perchè in una memorabile amichevole Ab De Marco non segnò quel goal della vittoria contro il Bienne ?
I) Corrisponde a verità che l `Ambrì giocò una memorabile amichevole sul ghiaccio naturale della ormai distrutta « Tavernetta » di Cadenazzo ? In che anno e contro chi giocò ? Quanti litri di Martini bevvero gli spettatori ? Cèra già la tirata di Cadennazzo con il controllo del palloncino ? Alla « Tavernetta » c’erano già artiste’ ?
L) È vero che un portiere dell `Ambrì, prima del `70, adorava il « dopping nostrano » e fù colto in castagna senza dover passare al controllo delle urine ?
Complimenti a Mina, penso che hai riassunto le emozioni ed i pensieri di molti.
Anche se ne condivido il senso, questo genere di sviolinate ricoperte di zucchero caramellato mi fanno venire, appunto, la pécola!
Per chi non lo sapesse:
pecola=pell dal cü che sa discòla
🙂
grande mina….sempre unica e impareggiabile
@magnum ——- ehhh che devo farci…un articolo sui 70 anni doveva essere una smielata..ma soprattutto toccare i vari punti della vita biancoblù… le cose che mi hanno fatto ..perché mai per una squadra di hockey “impazziamo”?? perché io sto li a guardare quante macchine hanno il simbolo dell’ambrì e quante del lugano?? perché quando qualcosa é blu io lo associo subito all’Ambrì anche se l’oggetto non centra minimamente con l’hockey?!…
cmq questo articolo ha qualcosa di nascosto…purtroppo non ho potuto fare il corsivo.. ma son 2 articoli in 1… cioé… l’IO (tutti i paragrafi dispari : primo, terzo,ecc) e il NOI (tutti i paragrafi pari) …… e potete leggerli anche singolarmente (solo pari o solo dispari) .. c’è una logica..SPACE… altro che smielato!!
Auguri HCAP!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Da 70 anni nei nostri cuori!!!!
…cocane che smielata… cocane che smielate… mina: basta con ste smielate !!
Bell’articolo, brava Mina…come del resto tutti i tuoi articoli
Mitico Ambrì Piotta….
Auguri….oggi compi 70 anni….19.9.1937-19.9.2007
Una perla di articolo!!!
Brava Mina!
Da pelle d’oca!
Mi sono fermato al primo capitolo del secondo tomo, dopo una giornata in ufficio c’è un limite a tutto 🙂
sigh sigh