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norman gobbiCi siamo intrattenuti con Norman Gobbi, neo eletto in seno al CDA dell’HCAP SA. Si legge nella tua pagina internet che sei un tipo deciso e si lascia intendere che “non molli la presa”. Un coriaceo. Inoltre, sempre sfogliando il tuo sito, sotto la voce sport, ci si imbatte in una bella foto d’epoca con una squadra dell’HCAP dove tu giostravi da piccolo. Insomma, sei riuscito a livello dirigenziale dove non ce l’hai fatta a livello sportivo?

A dire il vero dall’Ambrì (settore giovanile) sono scappato… a causa di un allenatore di cui ometto il nome. Ho poi messo la maglia a righe di arbitro per non toglierla negli ultimi 16 anni. Oggi arrivo nel CdA per le mie competenze personali e professionali, non certo perché sono un campione di hockey.

Norman Gobbi lo si conosce soprattutto dal tuo impegno politico. Uno che si schiera per la Lega dei Ticinesi lo si vede come un “lottatore” e non molto incline ai compromessi. Se ti descrivessi ai tifosi HCAP che non ti conoscono, per altro come il sottoscritto, cosa diresti di te come persona e come dirigente HCAP?

Vicino alla gente, capace di capire i problemi ma soprattutto di decidere in modo lineare. Ho per abitudine di fare una buona analisi della situazione, riconoscere i problemi e le opportunità, vagliare le varianti e decidere di conseguenza. In questa maniera si fanno pochi errori. Sinora, l’esperienza – anche politica – mi dà ragione. Sempre gioviale ma … se mi girano, mi girano!

Tu sei nato a Faido, la tua famiglia è patrizia di Piotta e ora abiti proprio ad Ambri. Quale sensazione ti da essere al vertice di questa società così importante a livello Nazionale e, penso di non essere fuori strada dopo i successi in campo Europeo, internazionale?

Una sensazione unica. Sono comunque fiero di poter figurare nel comitato (a me piace di più di CdA) del Club della Valle e di poter mettere a frutto le mie conoscenze (professionali, umane e politiche) in favore dell’HCAP.

Dai, un’ultima domanda impegnativa e poi chiacchieriamo del più e del meno. Da un po’ da discutere alcuni “simboli” che vengono sventolati dalla curva. In particolare spesso si attacca l’icona del Ché, simbolo della lotta e della resistenza verso un certo tipo di “Hockey professionistico”, raffigurato in quel bandierone che sventola immancabilmente tutte le partite. Tu come la pensi al riguardo?

Personalmente allontanerei la politica dallo sport. In fondo, viviamo in pista le passioni e le emozioni, durante le pause e a fine partita beviamo la birra assieme, tutto indipendentemente dalla fede politica. L’unica fede che conta è quella biancoblu.

E l’Ambri edizione 2007/2008 come lo vedi? Sta soddisfando le tue aspettative?

Mi riservo di arrivare a metà del secondo turno. Ora è un po’ tutto sottosopra, causa ferimenti e una classifica veramente “corta”.

Una curiosità. Le partite da dove le segui? Curva, spalti, tribuna, tribuna vip?

Tribuna gialla, posto 140. Sulla fila del Lele Gendotti, per intenderci.

… ah, li, per caso?

Per caso… anche perché quando mi hanno dato le tessere alcuni anni fa non sapevo chi ci fosse. In passato ero in tribuna blu!

Cosa ci dici della nostra ultima fatica… COMIX, il fumetto satirico? Lo hai già letto? Ti piace?

Divento rosso…. L’ho visto in buvette dopo un allenamento con il Rodi-Dalpe ma non ho avuto il tempo di sfogliarlo e leggerlo. Me lo spedisci?

Ed in fine… ah, no, una domanda importantissima per capire bene il soggetto Norman Gobbi. Vasco o Ligabue? Beatles o Rolling Stones?

Vasco. Beatles. Strano, no?

Dicevo… ed in fine vuoi lasciare un saluto ai tifosi dell’Hockey Club Ambri Piotta?

Non mollate mai!

Dai, ti lasciamo andare. In bocca al lupo per questa nuova avventura.

Crepi!