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DioPremmetto senza alcun dubbio che, dopo aver sentito le prove acustiche, quella canzone degli « eisidisi » (ACDC) non sarà un gran che sotto il Cuppolone. Sarebbe suonata meglio nella metallica S.Léonard di Friborgo, ma vabè. In valle ci sarebbe voluto un crescendo più intenso e meno rock, qualcosa veramente « controcorrente ». Non in senso « razingheriano », ma in accezione puramente « laicopopolargoliardica ». Mi viene in mente, tanto per dirne una, un pezzo quasi prealpino : « O Fortuna » (scaricabilissima), musiche profane e un tantino sataniche… Carmina Burana.

Non fa nulla, gli ACDC faranno parte quasi naturale di quella coreografia un pò desueta che commuove ancora anche quarantenni come me. Fà parte di una « vox populi » che si rende conto di essere cambiata, ma non sa ancora perchè, dove e quando. Transizioni, a quanto pare. Ma tutto questo non cambierà definitivamente fino a quando saremo gli ultimi previlegiati a vederci le partite nella ormai commovente e cernobiliana Valascia, figlia di mille torture, ansimante relitto, Andrea Doria del Gottardo o forse strana mutazione di una Fiat Multipla di prima generazione. A dire il vero sarei infelice lo stesso.
Ma questo modo di vedere le cose ha oramai davvero gli anni contati e, secondo le ultime valutazioni tecniche coraggiosamente riportate pubblicamente dal presidente Grassi, cambierà: si prospetta finalmente e per davvero una svolta epocale : nuovo stadio.

Per tornare al presente almeno quest’anno per almeno cinque giorni non abbiamo sofferto di eiaculazione precoce : mi piace pensare che dal torneo di Lugano siamo ripartiti con la coda fra le gambe, scongiurando la sfiga che ci ha perseguitato nei due anni in cui vincemmo quel torneo sudadiccio e olioso. Si vede che gli ormoni freschi degli ex-Juniori hanno reagito bene all’increscioso spogliatoio concessoci alla Resega, portando così un pò di esperienza giovanile ed equilibrando la squadra quasi più leggera del campionato. Pare tralatro che giri a ruba tra i giocatori un libro riesumato da Tlasil dello scrittore Milan Kundera : « Lìnsostenibile leggerezza dell’essere »

Ora che finalmente abbiamo comunque la musichetta per l’inizio delle partite, (farà rabbrividire gran parte di quelli che pagano le tessere più care della tribuna) il neo- costituito ufficio markenting dovrà per forza cercare di adattarsi al serraglio mediatico che sventola sulle bandiere di quasi tutti Club e propinarci qualche Bestia di riserva dal catalogo del WWF.
Sappiate che in questo caso e senza esitazione non vorrò sentire parlare di qualche vacca in via d’estinzione sulla quale si spostò il Che Guevara prima di morire assassinato.
Leoni, Giaguari, Orsi, Tigri …il repertorio è quasi decimato ma c`è già chi vorrebbe la Giraffa in segno d’amicizia verso il continente africano. Seppur lodevole di questi tempi la motivazione mi sembra un pò debole, patetica e troppo politicizzata.

Sappiate che se animale ci vorrà sulla bandiera, mi batterò fino all’ultimo ovulo e sicuramente sostenuta almeno da quelle che chiamano « comunistelle della GBB », per quell’ un’unica e sola Bestia che ha ancora un senso ancestrale e riproduttivo:

IL TORO

E se così non vorrà la voce del popolo, allora mi berrò solo qualche Feldschlossen in più mista magari a Voltaren, perchè tanto mi piacerà ripensare ad una leggenda sentita per caso quest’estate in una serata di pioggia sù ad Altanca. Narra così :

Un giorno una bambina di ritorno da una colonia estiva a Rodi Fiesso, chiese a papà
– Pà, perchè Dio l’è mia blö ?

Il padre rispose :
– Cara la mè tusa, ta cuntan sü dumà ball ni coloni e i ta crea cunfusion sül culur dala pel da Dio.
Schcultum, dac pü a trà a nisun, Dio l’è bianc e basta.

Bambina :
Tsè sicür pà ?

Padre :
A no, scüsum pinina, a dila propi tüta, Dio l`è Bianc e Blö.

Dopo questa sconcertante leggenda popolare ricordo agli appassionati di Hochey che la corrida riprende venerdi 14 settembre sempre alla Valascia, torero burgundo,…fö i ball!