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talbotTre storielle perditempo fra progesteroni, motori ed un po’ d’hochey. Oltre il settantesimo.

1. SUL SACHS A 2 MARCE SOGNAVO DI LIMONARE
1982-83 anno di relegazione…Gardner, Panzera, Zamberlani.
Alle feste natalizie del liceo, alcuni riuscirono perfino a credere che la professoressa incaricata dei controlli all’uscita della festa, madre di 3 figli, li avesse degnati di uno sguardo ambiguo e seducente. Tabù ed illusioni.
I più fortunati invece, all’ultimo lento messo su dall’improbabile d.j., se non mi sbaglio un pezzo degli Scorpions, credettero di aver paspato le tasche di un Levis in cerca di qualche cosa d’oscuro. Era, a quanto pare, un momento di gloria.
Noi invece, con una radiolina da due soldi vinta a Radio Pino International, passammo la serata seduti sulla sella Denfer del mozz, un Sachs a 2 marce con il pistone limato e le forcelle cromate, ad ascoltarci Bienne – “Bienne”, perché l’Ambrì prese già 3 o 4 reti nel primo tempo, ma allora, tra una diretta e l’altra si sentiva parecchia buona musica. Mi sembra anche che nevicasse. Almeno mi pare. Ma Gino mi strigeva forte mentre pensavo imbesuita al giovane Gardner a Zamberlani ed ad un’inarrivabile Panzera. Turbamenti, confusione, ma sognavo solo di andare finalmente ad Ambrì e di limonare…

2. PRIMA LIMONATA A BELLI ACCANTO AL MIO CIAO BLÙ
1983-84
Un’amica di nome Elena mi diceva che se uno la faceva girare a sinistra non bisognava tirarla fuori. La prima volta mi accorsi che Gino la girava in senso inverso, se visto dal mio lato. Allora, forse un po’ ingenuamente, la tirai fuori timidamente e chiusi gli occhi. A dire il vero persi subito la testa e mi dimenticai immediatamente dei consigli ricevuti. La feci andare dove mi veniva meglio e dove trovavo spazio. Che meraviglia, anche se Gino aveva appena fumato una North Pole, mi parve di essere arrivata ad uno stadio definitivo di maturazione. All’improvviso però arrivò Paul, uno con quelle giacche di jeans imbottite con la lana di pecora che sporgeva sul colletto, con sotto quei foulard dei palestinesi. Se ben ricordo c’aveva pure la spilla del “Che”, fabbricata di nascosto, non come quelle effigi preconfezionate che si trovano oggi incomprensibilmente sugli astucci che alcune nonne comprano alla Manor per i nipotini che iniziano la scuola dell’obbligo. Paul aveva straletto i diari del Che e sognava per davvero di andare in viaggio nell’america del Sud.
Paul gridò in quel momento e nel buio il nome di Gino così che lui smise immediatamente di girare la lingua a destra. Una torcia si alzò sorprendendoci infreddoliti nel nostro sabato sera dietro la Collegiata. La grande notizia era che l’Ambrì aveva vinto, in B, contro il Dübendorf e quindi finì improvvisamente la mia prima limonata. Partirono sul Sachs, Paul e Gino, lasciandomi lì da sola, lingua desolata, con il mio “sacapan” con scritto su Love, Kiss e altre diavolerie. Quei due non avevano telefonini. Dovevo comunque rientrare alle 23 sul mio desolato Ciao.

3. TALBOT E ALTRE LIMONATE
1984-85 arrivò Mc Court e la promozione.
Avevo fatto le patenti da poco. Girava voce che Gino ne avesse messa incinta un ‘altra dopo aver suonato il jambè con lei per 7 ore filate…solo più tardi seppi veramente capire che non avrei dovuto disperarmi. Stà di fatto che in quel momento mi sentivo di meno e pure cornuta e patetica.
Partii comunque il sabato per una delle prime volte ad Ambrì e papà volle farmi guidare. C’avevo un groppo mostruoso allo stomaco e non sapevo ancora che con qualche birra avrei potuto sbarazzarmene per un po’. Guidai davvero egregiamente la Talbot quasi fin fuori la pista. Papà mi comprò il biglietto e fiducioso mi disse che ci saremmo visti 5 minuti dopo la partita al posteggio. Quando vidi Gino alla buvette con una sciarpa di quelle che oggi non esistono quasi più, mi venne da piangere. Qualche adulto avvertì l’odore di dramma e delicatamente chiacchierò senza pregiudizi con me ignorando la partita e offrendomi una Coca-Cola. Non ci furono sconvolgenti epiloghi, l’incontro finì, sentii la Montanara in Curva quasi per la prima volta, evitanto credo quelle inutili cure antidepressive che allora iniziavano ad andare di moda. Non avevo più il moroso ma in quel preciso istante ero diventata Tifosa. Che conquista indimenticabile. Nell’incontro successivo conobbi Nicola, la GBB non esisteva ancora, ma si limonava già di brutto. Anzi, si limonava e basta e La Valascia divenne presto per me un dolce Limbo. Portavo sù la Talbot di mio padre alle partite come fosse un animale e lui era molto orgoglioso della mia guida sicura. Non ho ancora capito bene oggi se veramente si accorgeva di quante volte ha rischiato la vita. Sospetto però che già dalla partenza in auto da casa sognava solo il momento di arrivare il pista. O forse c’aveva semplicemente qualche indigena che lo filava su in tribuna…