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SvidenIn the name of Dale – Tracks 1

Di Dale McCout ricordo soprattutto il suo carattere decisamente da antistar.
Tranquillo, riflessivo, riservato (forse anche timido, chi lo sa…).
Un vero figlio di quei grandi spazi nei quali, per generazioni e generazioni, si sono mosse le sue genti. Che sa vivere di quello che al momento lo circonda. Poco o tanto che sia. Anzi, preferibilmente poco: per potervisi immergere più intensamente.

Meglio di Ambrì, dunque, non gli poteva capitare.
Villaggio tranquillo, poca gente, affettuosa ma rispettosa e poi l’infinito delle Alpi dove rigenerarsi dopo i clamori della partita.

Riservato, come dicevo, ma non chiuso se riuscivi ad entrare nella sua lunghezza d’onda.
Ricordo ancora una lunga chiacchierata prima di una, per una volta lunga, intervista televisiva diffusa direttamente dai nostri studi di Comano.
Avevamo “messo a posto il mondo” senza proferire una sola volta la parola hockey di cui poi avremmo abusato davanti alle telecamere.

Che faccia il camionista, più per diletto che per necessità, non mi sorprende.
E’ attività da nomadi ma, soprattutto, un altro modo per essere soli con se stessi, per vivere il mondo che ti circonda contemplando la natura che ti sfila accanto.

Chief, insomma, non è cambiato.

Andreas Wyden