Lo sappiamo tutti come é. Noi. Loro. Punto e basta. Noi si che lo sappiamo. Gli altri. Non loro. Ma gli altri. No. Per altri intendo quelli che ci guardano da fuori. Quelli che non hanno la minima idea di cosa voglia dire la parola derby, se non per qualche succo di frutta omonimo. Quegli altri si, che son gente s(tr)ana. Peggio per loro, non sanno cosa si perdono. Decidono di rimanere indifferenti al mondo dell’hockey su ghiaccio e soprattutto hanno il coraggio di non schierarsi, né per noi, né per loro. Certo che se la passano bene, niente sfottò, niente battute, niente da dimenticare. Deve proprio essere una bella vita. Arrivano a casa, mangiano, e si guardano un bel film. Se è noioso al massimo si addormentano e se è triste piangono, ma in fondo poi, vanno a letto tranquilli con un sorriso e “buona notte”. Noi intanto cominciamo alle 8 a lavorare, coscienti che sarà una giornata lunga e quando finalmente suona il campanello delle cinque, frettolosamente raccogliamo tutto, ci rechiamo a casa, prendiamo qualsiasi cosa abbia un colore bianco e blu e cominciamo ad imprecare : “che Dio ce la mandi buona!”! Neanche il tempo di dare da mangiare al gatto che ci ha raggiunto sul portone miagolando come se non vedesse cibo da giorni e via.
Già. Incontri i vicini di casa sul portone, che timidi accennano un saluto e un “buona fortuna per stasera”. Ti mordi la lingua e rispondi in tono: “sperem in ben”. Entri in auto, ti siedi, metti le mani sul volante, stai per girare la chiave e tra te e te ti dici: “sperem in ben davero”. Giri la chiave. Parti. La tua serata è appena iniziata e purtroppo non sai come andrà a finire e quanto il tuo buonumore rimarrà tale. Gli altri sono tornati a casa tranquillamente e hanno cominciato a cucinare, fra un po’ mangeranno ad un tavolo con tutta la famiglia. Ma tu sei in macchina e dopo un lungo tragitto arrivi alla pista. Loro sono lì. Con quei colori che non puoi vedere. Sono lì a cantare. Pare si divertano. Tu ti incolonni. Dopo minuti, riesci ad arrivare al cancello di entrata. Entri. Pizza. Curva. Vedi loro, ancora una volta, ancora di più, ancora con quei colori. Gli altri stanno ormai gustandosi un buon film. Mentre tu sei lì in piedi, e passerai le tue prossime 3 ore in piedi, a guardare quello specchio di ghiaccio. E tu , purtroppo, non sai come andrà a finire.
Bruce Willis avrà il tempo di uccidere almeno 20 persone, come minimo, mentre tu sei lì fermo. Ma per te a contare sono solo i dischi che entreranno nella rete di “loro”. Certo sarebbe bello avere il ritmo di Bruce. Un sogno. Ingaggio. Si parte. 60 minuti.
Arrivi a casa. Accendi la tv. Vai sulla pagina 241 del txt. Già, chissà quanti ne ha uccisi Bruce Willis. Béh, noi ci siamo fermati a 6. Già, chi lo avrebbe mai detto? Gli altri di certo ne erano sicuri. Il finale era scontato. Vince sempre il buono. Loro però non lo sapevano, che questa volta, sarebbe stato davvero così. Noi, invece, mica siamo rimasti a casa a vedere un film. No. A noi i finali scontati non piacciono. Però per una volta, siamo contenti.. che Bruce Willis abbia vinto.
Ah già…
@323
http://www.teletext.ch/TSI/242-00.html
Anche da Vancouver riesci ad andare a pagina 241 del teletext? 😉
nn mi sembra così difficile pino..basta concentrarti nel finale su chi é noi, chi é loro e chi é altri
Io non ho capito un bel niente di questo articolo..
mina, scusa…sei sicura che va tutto bene a vancouver?
un consiglio…torna a casa, mi stai perdendo contatti con la realtà…