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ValasciaCome d’abitudine, alla vigilia della fine di stagione, si fa un grandissimo parlare di chi va e chi viene.

Sembra che il panico serpeggi perché… “Oddio… quello se ne va! Con chi lo sostituiamo adesso?” “Ah, arriva quello… sarà un brocco di sicuro!”.

Una squadra di hockey apre un ciclo con una struttura che può durare dai quattro ai cinque anni. Se guardate, statistiche alla mano, l’intelaiatura delle squadre durano questo periodo, poi si sfaldano o iniziano a perdere colpi. Chiaramente ci sono le eccezioni, vedi Davos, che malgrado gli anni si mantiene sempre li nei suoi avamposti. Ma loro ragionano in modo differente. Hanno mezzi, Del Curto e prestigio tali da poter garantire una perenne rotazione. Dopo ci sono anche quelli che hanno talmente tanti mezzi finanziari da poter chiudere un ciclo e riaprirne un altro senza subirne conseguenze, tanta è la loro forza. Il loro ciclo dura solamente qualche mese. Per tutte le altre squadre però non funziona così. Vedi Zurigo, vedi Kloten, vedi Zugo, vedi Rapperwill.

Signori, bisogna forse rendersi conto di una cosa. È dura ammetterlo, ma questo Ambri ha fatto il suo ciclo, la sua parabola. Abbiamo vissuto stagioni “esaltanti” toccando le vette e navigando a vele spiegate.

Un anno, parlando con Serge, gli si chiese: “Ma il tuo Ambri potrà vincere il titolo?” Rispose: “Mah, fra un paio d’anni, forse…”. Lasciò bellamente intendere la parabola di questo ciclo. La stagione scorsa era quella indicata come potenziale ed in effetti, per tutto quanto visto, fu quella dove la squadra rese di più.

Ora, dalla passata stagione, si mettono pezze per garantire un livello da play off. E tutti pretendono questo. Essendo finito il ciclo però ora la barca assomiglia ad una bagnarola piena di pezze che fa acqua da tutte le parti.

Pertanto, come presidente di un fans club, sono stato criticato per aver espresso una frase: “Non abbiamo un progetto sportivo concreto”. Forse è il momento di spiegare cosa intendo.

Sta di fatto che questo progetto-Ambri di qualche anno fa è finito o lentamente si sta spegnendo. Bene. Si abbia il coraggio di ripartire. Accettiamo anche di avere per qualche stagione una squadra che salvi il posto in A, anziché puntare sempre ed esclusivamente per i play off. Ricostruiamo l’assetto della squadra e chi non crede nel progetto, chi non è disposto a sacrificarsi per questo progetto, lo si lasci pur libero di fare le valige (non mi riferisco né a Dario, né a Martin, ma è un discorso in generale ed in proiezione futura)

Inseriamo i giovani e lasciamoli crescere con santa pazienza. Guardiamo il progetto Kloten. Hanno rifatto la base e poi gli hanno fatto quegli innesti giusti per far modo che ora è veramente una delle squadre più belle di tutto il campionato.

Poi, dai, ammettiamolo, non vi eravate un po’ stufati di qualificarsi ai play off e uscire ai quarti. Facciamoci qualche anno di purgatorio con la giusta consapevolezza di questo fatto e poi, quando ci qualificheremo ai play off, saremo li a dire: “Cavolo, che bello! Forte questo Ambri che si qualifica ai play off” … e non pensare che la cosa sia semplicemente dovuta e scontata.

Un’ultima cosa. Stavo preparando una cosa in questi giorni che se riesce avrò modo di regalarla fra qualche mese a chi solitamente sopporta le mie “follie”. Da una statistica sommaria (in quanto non ho ancora terminato la ripresa dati), mi sembra che le società di hockey in Svizzera siano oltre 260.

Beh, sapete una cosa, io sono comunque fiero, malgrado tutto, malgrado i risultati, malgrado checché si dica, di essere tifoso di una squadra che è senza dubbio fra le migliori dieci dei tutta la nazione.

Scusate se e poco. Che il sogno continui!