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belliPermettetevi questo “excurs(us)”.. che non riguarda prettamente i colori biancoblu. Ma dai… ormai é l’ora di andare in vacanza con l’hockey..e per gli appassionati di sport.. é il momento di concentrarsi sul calcio.. e allora vai Mina.. pubblica.. e distogli un po’ l’attenzione dall’HCAP.. che forse non fa così male.. E se questo mio scritto porterà 3 persone in più al comunale sabato prossimo sarò contenta!..
E chiedo perdono a quelli che nel calcio hanno una fede diversa…pazienza..tutti hanno dei difetti!

Che emozioni ! È proprio il caso di dirlo. Mi ero quasi rassegnata a pensare che non n avrei mai più vissute dopo quel Sion-Bellinzona. Eran sentimenti fermi lì, nel mio cuore, un ricordo indelebile, ma così lontano. Mi rimaneva la speranza, quella non me la poteva togliere nessuno. Un giorno avrei potuto rivivere le stesse cose, ma quanto era lontano quel giorno? L’ho aspettato, con impazienza, con dubbi e promesse, con paure e sorrisi, fino a ieri. Eh si, fino a ieri.
Bellinzona. Tornata. Lei. La sola. Perché il calcio, è il gioco più bello del mondo. E perché a Bellinzona, è il più amato. E allora ieri è stato come se la capitale si fosse risvegliata da un letargo, la gente è tornata allo stadio, a tifare ACB. Tutti. Assieme. E i tifosi hanno riscoperto cosa vuol dire soffrire per una squadra. Una squadra che ha lottato per 90 minuti cercando quel gol che le avrebbe dato la vittoria. Un pubblico che le è stato vicino, quasi un tutt’uno con i giocatori in campo.
Il Comunale è tornato a vivere. Nessuno voleva perdersi questo momento, nessuno voleva star lontano da quegli undici in campo. ACB.. ACB. Per una volta quattro mila persone lo hanno cantato. E in questo coro di voci, in questa massa di visi, neanche lui poteva mancare, quasi a dire “ci sono anch’io con voi, perché Bellinzona senza di me, non sarebbe la stessa”. Il vento. Una brezza che sembrava accompagnare il pubblico. Più saliva la tensione e più aumentavano le folate. Ci è stato vicino anche lui, perché fa parte di noi.
Ora io non so se nascondermi dietro la scusa che i miei occhi poco sopportano questa brezza. Sarei ipocrita. Io avevo gli occhi lucidi. Va bene lo ammetto, anche qualche lacrima. Vedere quello stadio, così, di nuovo popolato. Sentire tutti battere le mani. Sentire la disperazione per non riuscire a buttare quel pallone in rete. Parata. Traversa. Vedere Ianu che non riesce a capire come quella sfera non vuol saperne di insaccarsi in gol. A-C-B…A-C-B. Respinta sulla linea. Vederli attaccare nervosamente, crederci, ma aver paura che i tentativi siano vani. Traversa. Bellinzona… Bellinzona. Sentire il vento che ti entra nella pelle, cominciare a tremare, non tanto per il freddo, ma per la tensione. A-C-B…A-C-B. Punizione. Una mezza discussione tra Rivera e Ianu su chi la tira. Manuel. “Dai Manu, ti siamo vicini, segna”. Tiro. Mano. Rigore. “Rigore?”
Si. Tiro. Gol. Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii. Lacrime. Gioia. “Lo meritavano”. “Bravi ragazzi”. Non ci credo, è andata proprio così. Abbiamo vinto. Ci siamo anche noi. Ci siamo anche noi.
Grazie ACB. Grazie per avermi permesso di dimenticare quelle emozioni di Sion-Bellinzona e scriverne delle nuove. Grazie Capitale, perché solo te sai essere così. Grazie a tutti i 4 mila che eran presenti, senza di voi non sarebbe stata la stessa cosa. Grazie agli 11 in campo, avanti così. Grazie Vento, senza la tua spinta non ce l’avremmo fatta. Come andrà a finire non si sa. Ma comunque andrà, sarà un altro ricordo indimenticabile. Unico. Bellinzonese.