Ci siamo. Siamo arrivati al break point. Quel momento in cui le cose si incrinano.
Il CDA conferma la fiducia al mister, ma serve una scossa (Lombardi dixit). Sa di ultimatum alla squadra ed allo staff tecnico.
Dal mio parere questo ultimatum avrebbe già dovuto arrivare molto tempo addietro, ma ragioni diverse mi convinsero la passata stagione che “forse era meglio così” ed accettai di buon grado il rimando a settembre.
Ora il nodo è venuto al pettine.
Non voglio attaccare personalmente LaPorte o crocifiggerlo come capro espiatorio di una situazione insostenibile. 56 partite, 46 sconfitte. Capisco che in campo non ci va l’allenatore e quindi di questo pasticcio ovviamente non può ritenersi l’unico colpevole. Delle reazioni di carattere una squadra può e deve anche farle vedere ogni tanto… mister o non mister.
Non voglio fare paragoni con altri allenatori in quanto manifestamente sapete che le mie preferenze erano per altre soluzioni e, quindi, ora sarebbe troppo facile dire “avevo ragione” facendo paragoni assurdi ed impossibili!
Ricordo una delle prime interviste a LaPorte dove diceva che una delle cose che doveva iniziare a fare era il fatto di far perdere l’abitudine alla mentalità perdente che si era installata in Leventina. Credo che dopo 46 sconfitte in 56 partite questo obbiettiva sia laconicamente fallito.
Personalmente, per quel poco che ne posso capire dopo una vita passata in curva, penso che proprio qui stiano tutte le difficoltà dell’era LaPorte. Lungi da me insinuare cose che non posso sostenere sulle qualità dell’allenatore che sicuramente saranno ottime. Se è vero quanto affermato dai giocatori lo spogliatoio non si è ancora incrinato e non rema contro l’allenatore significa che come tale è apprezzato.
Purtroppo questa era LaPorte assomiglia troppo all’era Harrington. Dove, anche quando la squadra andava ed era ancora in lotta sulla riga, non entusiasmava. Lo dissi a Fuorigioco in tempi non sospetti. Eravamo a ridosso della riga ed alla domanda precisa: “questo Ambrì ti piace?” Risposi seccamente NO. Non entusiasma, non diverte.
Cosa non va in questo Ambrì? Semplice, ma è difficile scriverlo. Ci provo. Sembra che la squadra sia “paralizzata” cercando di fare il compito assegnato come bravi scolaretti. Non c’è abbastanza PATOS, non esprime euforia, non esalta.
Per finire il discorso mister, ho forti dubbi sulle sue qualità di “motivatore”. E, lasciatemelo dire, all’Ambrì non servono fior fiore di allenatori e grandi teorici. Purtroppo a noi servono dei motivatori. Coloro che riescono a inculcare alla squadra l’ABC necessario e poi riesca a motivarli a 1000 per convincerli che non devono giocare una partita, ma condurre una battaglia. 50 battaglie ed almeno un 6-7 nel primo turno di play off o play out che siano.
Nomi a questo proposito? Braveheart.
Ad oggi comunque mi sento di fare tutti gli auguri al mister LaPorte di riuscire a girare la tendenza e che ieri sia stato il crocevia. Che ora torni a splendere il sole.
Voglio mandare un messaggio alla dirigenza (CDA e staff tecnico). Il tifoso biancoblù oggi è ferito e come un leone ferito oggi è molto pericoloso. Attenzione a gestirlo bene.
IO rivoglio il mio Ambrì. Per avere un Ambrì così… tanto vale!
Sarò ripetitivo,sarò uno che non capisce un c…o di hockey,sarò ingenuo ma penso che la cazzata più grande sia stata il licenziamento di Serge!!!!!
Hai ragione sul concetto del leone ferito. Quest’anno, nonostante la stagione disgraziata dell’anno scorso, hanno fatto due partite con 6000 spettatori e passa, hanno aumentato la vendita di tessere. C’è ancora entusiasmo, ma chi va sul ghiaccio questo entusiasmo non ce l’ha.