Odio questo campionato. Lo odio. E se non fosse che lo sport mi ha intrappolata nel suo mondo e che non posso fare a meno dell’Ambrì Piotta, getterei la spugna. Odio i trasferimenti, odio il mercato. Odio che nel 2012 si parli già della stagione 2012-13. Odio le notizie bomba, le mille supposizioni, le speculazioni e le bugie. Odio che i componenti della squadra presentata in agosto siano sempre messi in discussione, siano precari, quasi non appartenessero veramente alla nostra società. Odio i doppi turni. Il giudice unico. Odio la violenza, che troppo spesso entra in campo. Odio i cori contro le altre squadre. Odio le interviste sempre uguali. Odio le dichiarazioni che poi vengono smentite.
Vorrei un campionato tranquillo, una stagione che inizi e finisca con le stesse persone, indipendentemente dai risultati conseguiti. Vorrei che quelle persone che giocano siano convinte della scelta che hanno fatto e che quelli seduti dietro una scrivania lo fossero ancora di più. Vorrei che l’allenatore possa lavorare in santa pace, con un gruppo di giocatori che si comporti da professionista e accetti che a guidarli sia chi è stato designato e non qualcun’altro. Vorrei che fino a fine stagione, nessuno parli di chi lascia e chi arriva. Vorrei godermi completamente la mia squadra per un anno, senza dover imparare altri numeri, capire chi gioca e chi non gioca, capire chi resta e chi se ne va, chi gioca per i soldi e chi per la maglia.
Vorrei solo godermi il mio Ambrì e il mio Piotta. Punto e basta. Vorrei solo lasciarmi trasportare dalle emozioni pure, dal primo sguardo sulla stradina tra l’aeroporto e la pista, dalla neve che cade, dalla Valascia illuminata, dai cori che risuonano nel fondovalle. Vorrei solo vivere la magia di una valle dove l’Ambrì-Piotta è sinonimo di vita e l’hockey la sua metafora.
Chiedo forse troppo?
Brava Mina!