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Io mi chiedo dove eravate. Non so spiegarmelo e sinceramente ho provato anche uno strano fastidio a vedervi così in tanti, giungere da ogni dove, con quell’aria di quelli che speravano stessero per vincere la guerra e sapevano comunque di essere a tu per tu con la storia, ma che ai miei occhi risultavano essere solo cavalieri che si erano persi la battaglia, quella vera, sporca e triste. Ora voi potrete giustificarvi con mille scuse. Mi pare di sentirvi. Uno dirà che era stufo, l’altro che non si impegnavano, l’altro che la Valascia era troppo fredda. Mille parole di chi non sa spiegare e magari in fondo in fondo si sente anche in colpa, perché ha mollato tutto.

Ho provato un certo fastidio anche per l’altra parte di voi. Quella che a malapena ci è stata una volta nella sua vita alla Valascia. Quella che “vado perché ci vanno tutti”. Quella che “tengo all’Ambrì ma non chiedetemi un suo giocatori”. Eh si, c’erano anche “tifosi” così, tra di voi. Figure che sono arrivate alla Valascia per godersi l’evento, quasi come se quel sudore degli uomini sul ghiaccio e quelle facce tese sugli spalti, fossero un divertimento da non perdersi.

Io mi chiedo ancora chi fossero, quei visi che non avevo mai visto prima. Mi chiedo perché al posto di incrociare lo sguardo con quello che a novembre e a gennaio era da parte a me a soffrire per l’ennesima partita gettata al vento, per l’ennesima sconfitta, a tenermi compagnia nella partita più importante della stagione c’era una sagoma mai vista, un’anima che non poteva di certo provare quello che provavo io.

Certo che ero incazzata. Incazzata con chi, menefreghista, quasi egoista direi, ci ha piantati da soli per tutto il gelido inverno nella nostra curva, rendendoci impotenti, muti, incapaci di stare vicino come avremmo dovuto all’Ambrì Piotta.. Ero incazzata con chi ci ha fatto sentire quasi un’eccezione, chi ci ha abbandonato, noi e la squadra, proprio nel momento del bisogno. Ero furiosa con chi mi ha fatto dubitare che l’Ambrì non avesse più una ragione di esistere.

Forse nessuno di voi si è accorto dell’importanza che aveva, e che ha; o forse se n’è accorto troppo tardi, alla sesta partita dei play-out. Forse nessuno di voi, si è reso conto di quanto la Valascia sia brutta e inutile se quelle migliaia di persone che la animano, che gioiscono o piangono sotto la sua volta, la lasciano da sola. Lei, così, perde la sua anima, il suo cuore, e l’Ambrì-Piotta il suo fascino. Potete essere contenti, e ringraziare, chi l’ha tenuta artificialmente in vita per questi mesi, quei 2500 tifosi, che nonostante tutto, ci sono sempre stati.

Sentitevi in colpa, almeno un po’. In colpa per non essere venuti a soffrire con noi. In colpa per non essere stati abbastanza forti per assistere la vostra squadra anche in uno dei momenti più brutti della sua storia, in colpa per averci lasciato lì soli, con una responsabilità troppo grande, che non abbiamo potuto assumerci pienamente.

Non avete voluto condividere le vostre emozioni con noi. Non avete fatto capire alla squadra quanto l’Ambrì è importante per voi. Siete fuggiti, nel momento del bisogno. Nel momento nel quale, l’unica cosa che avrebbe potuto rendere speciale l’Ambrì Piotta saremmo potuti essere solo noi: il suo pubblico. Nell’anno in cui, avremmo potuto dimostrare che non ci importa se l’Ambrì è ultimo in classifica, perché noi lo amiamo e non lo abbandoneremo mai . Nella stagione nella quale, tutto il pubblico svizzero poteva accorgersi di noi.

Abbiamo fallito, in questo. Le immagini dell’ultima partita rimarranno nel vostro cuore, quello di voi che avete deciso di non vivere tutta la stagione. A noi che c’eravamo invece, la gioia della vittoria non è abbastanza per cancellare la desolazione di quelle partite, dove siamo stati traditi non tanto dalla squadra, ma dai nostri stessi tifosi.

È vero, quest’anno abbiamo vinto la guerra, e voi avete vissuto le emozioni di quel momento, come tutti noi. Avete gioito, tirato un sospiro di sollievo. Ma voi dovete rendervi conto del peso che avete, solo voi e noi possiamo rendere grande l’Ambrì-Piotta, solo tutti assieme possiamo creare quell’ambiente speciale che c’è solo alla Valascia. Solo rimanendo tutti uniti possiamo continuare a ribadire che l’Ambrì ha il diritto di esistere.

La nostra squadra ha bisogno di tutto il nostro cuore e quello non si conta soltanto con i soldi versati sul conto bancario della società. Su quello non ho dubbi, ognuno di voi avrà sicuramente fatto la sua parte e forse anche più di noi. Ma anche se quest’anno abbiamo vinto la guerra, nella vita non bisogna mai smettere di combattere e nessuno di noi deve permettersi di farlo.. o soccomberemo.