Cominciare a scrivere di Ambrì oggi, non è di certo una cosa logica. La stagione si è già conclusa qualche settimana fa e la nuova non è di certo alle porte, almeno per chi l’hockey lo vede dal fuori. Ma tornare a parlare di Ambrì in questo momento non è un caso. Il 15 maggio 2011 infatti, potrebbe essere considerata una giornata importante nella storia della squadra della Valle. L’Ambrì, dopo anni di difficile gestione societaria, si guarderà allo specchio e dovrà prendere una decisione fondamentale per il suo futuro.
Onestamente speriamo che questa volta si arrivi veramente e concretamente ad una conclusione, ma soprattutto ad una soluzione, che dia un futuro degno alla società biancoblù, qualsiasi sia lo scenario deciso: la continuazione nella LNA o National league, la relegazione in LNB o lo scioglimento della società ( o della prima squadra, aggiungiamo noi). Insomma dopo anni bui, costellati da informazioni e smentite, da decisioni ad esempio sulla pista, poi cambiate, rinnegate o semplicemente sparite (come i progetti di riattazione in 3 fasi), si deve essere in grado di decidere e valutare il futuro che questo club è in grado di permettersi. Al giorno d’oggi per continuare ad alto livello ci vogliono i soldi, allora che si confermi finalmente se questi ci sono o meno e se non ci sono che si elenchino le conseguenze e si decidano i proprio limiti. Limiti che da anni mancano a parecchie società, che sembrano facilmente dimenticarsi di prestabilirli, e poi si ritrovano in difficoltà. Ebbene, se lo sport in Svizzera non vuole fare un passo indietro, allora che le società facciano bene i loro calcoli, i presidenti lascino da parte la loro boria personale e i tifosi si accontentino.
Mi meraviglio delle valutazioni fatte a fine stagione che descrivevano come sorprendentemente l’Ambrì non fosse poi così lontano dal livello del Visp. Guardando la squadra scesa in campo, con soli 2 stranieri (di cui solo 1 titolare da inizio stagione), con giovani del vivaio, giocatori richiamati dai partner-team, con titolari, presi da squadre da B e che da anni non hanno mai garantito un vero e proprio livello da A, non era lecito aspettarsi di più. Tanto più che alla fin fine, l’Ambrì non ha poi penato così tanto, ma ha portato a casa la vittoria in 5 partite.
Sportivamente quindi, i risultati non sono esaltanti, ma nemmeno da fine del mondo. Probabilmente con questo organico non si può pretendere molto di più, a meno di una stagione ogni 5-6 anni dove tutto funziona per il verso giusto. La discussione sul rapporto qualità/prezzo è invece ancora aperta: si può far di più con lo stesso budget?
Comunque ora questi ragionamenti sono abbastanza inutili. Da anni si è “scoperto” che i costi minimi sono difficili da coprire con le entrate. Da anni si naviga in acque turbolente. Allora se l’Ambrì vorrà andare avanti, che si adegui, altrimenti, che lasci perdere, che continui a difendere i valori dello sport nelle categorie inferiori o solo con il suo settore giovanile. Ce ne sono poche di società capaci di ammettere serenamente di non riuscire più a sopravvivere in un mondo dello sport così costoso, ci sono poche che chiudono il sipario uscendo di scena con ancora con la testa alta, coscienti di aver fatto di tutto, ma sempre rispettando le regole. In questo caso le regole se non infrante, sono già state messe in discussione da troppo tempo. È ora quindi di tornare nelle norme prestabilite… o rinunciare. Perché lo sport dovrebbe proprio propagandare i valori positivi, e ostinarsi ad accumulare debiti su debiti solo per uno spettacolo, non è di certo un buon insegnamento. Anche se si sa, che il popolo vuole “panem et circenses”. Ma se già non si riesce nemmeno a portare a casa il pane…
Ottimo Mina!