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I fatti sono chiari. Nonostante le parole spese per dipingere la situazione migliore di quello che in realtà è, i fatti sono più che limpidi. Una squadra all’ultimo posto, un allenatore che non sa più che pesci pigliare e una tifoseria illusa che qualcosa possa realmente ( e finalmente!) cambiare.
È il quarto anno ormai che dell’Ambrì non rimane che una squadra da play-out e che dell’hockey emozionante e spettacolare se ne fa a meno. La passione, solo quella, riesce a colmare una parte delle mancanze che lo spettatore normale richiede alla sua squadra. Purtroppo però é frustrante essere in questa situazione, e lo è ancora di più esserlo per così tanto tempo. Da che mondo è mondo il tifoso vuole vincere, poco importa come. La vittoria è un toccasana, scaccia ogni perplessità, ogni dubbio e soprattutto ogni paura. La vittoria porta gioia, emozioni, tifosi, soldi e passione. È vero che essere tifosi dell’Ambrì vuol dire non aspettarsi di vincere il campionato, non pretendere di avere una squadra eccezionale, ma essere pronti a soffrire. Eppure quelle maledette vittorie farebbero tanto bene.

Riflettete un attimo sulla situazione attuale. Se sportivamente non si è toccato il fondo, non si è nemmeno troppo lontani. Questo tirare avanti aspettando momenti migliori ci sta logorando adagio adagio. Difficile in questi momenti vedere un futuro roseo nella massima categoria. Le avversarie continuano a rinforzarsi, hanno stranieri di prima qualità e almeno 2 o 3 svizzeri di categoria superiore. Noi mettiamo in campo una squadra che non ha talento, che ha giocatori da serie B e mi chiedo come si possa invertire questa tendenza. Come farà un Ambrì a permettersi giocatori da nazionale o piccoli gioielli del nostro hockey svizzero? Come faranno i biancoblù a trovare stranieri veramente bravi ed essere attrattivi senza spendere più del dovuto?

A questo punto non mi viene che pensare che tutto questo sia impossibile, che il rilancio tanto discusso nei progetti a lungo termine possa solamente rimanere un’utopia, che l’Ambrì riuscirà magari a sopravvivere, ma non potrà togliersi nessuna soddisfazione in più di quella di vedere il suo nome tra le 12 squadre della national league. Ora metto in discussione tutto quello che ho pensato nel passato, ovvero che il fatto di vedere quel nome da folletto nelle prime 12 squadre dell’hockey svizzero fosse già la massima aspirazione. Mi chiedo se non sia meglio gioire per delle vittorie, trepidare per la qualifica per i play off e incitare fino all’ultimo la squadra sognando la vittoria del campionato.

Già, la vittoria, perché in fondo quello che vogliamo è vincere, non sopravvivere. Ci servono le vittorie. Quelle che portano motivazioni, soddisfazioni, che placano le polemiche e risollevano l’ambiente. Quelle che trascinano i tifosi, che gli fanno fare pazzie, che li fanno andare allo stadio.

Quelle che possiamo ottenere… solo in serie B.