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nhl logoBisogna vederla una volta nella vita. La NHL. Perché lei è la migliore. Dicono. Il migliore campionato al mondo di hockey su ghiaccio. I giocatori con più talento, i tecnici più preparati,, le azioni più veloci, i gol più spettacolari. La NHL. Ovechkin, Iginla, i gemelli Sedin e i portieri Joseph e Brodeur. Il genio di Crosby e il mito di Gretzky. Questa è l’NHL. O perlomeno quello che sapevo di lei prima di .. vederla.

Ad essere sinceri le mie conoscenze sulla NHL le devo soprattutto all’ormai famoso omonimo gioco della EA Sport. Per quelli della mia generazione il videogioco NHL è stata una vera e propria Bibbia. Un Vangelo, che oltre a svelarci il nome di alcuni campioni di questo sport, ci ha permesso di conoscere meglio la nostra squadra favorita: i Colorado Avalanche. Eh si, perché la gran parte dei ragazzi ticinesi che si dilettava con la tastiera o il joystick nel periodo ‘96-‘98 faceva affidamento a questa mitica franchigia, figlia moderna dei Quebec Nordiques. Vincitori della Stanley Cup nel 1996, gli Avalanche arruolavano nelle loro fila l’allora promessa dell’hockey mondiale David Aebischer. Ma questo non era l’unico motivo per esserne un simpatizzante, infatti la squadra di Denver presentava un roster di nomi altisonanti come Sakic, Forsberg e il portiere considerato l’emblema della NHL Patrik Roy. Inoltre, per noi biancoblù era l’occasione di poter comandare il “grande” Kamensky, giocatore indimenticabile e indimenticato in valle, dopo che ci ha regalato 13 meraviglie nella stagione 1994-1995 durante il lock-out della NHL.

Alla luce di questi eventi, gli Avalanche erano quindi la mia squadra e tra le varie star Sakic era il mio preferito. In realtà era l’unico giocatore con cui riuscivo a segnare e questo fatto mi ha presto scoraggiato nel continuare a spendere ore davanti al PC giocando a NHL ’98. Con il ritiro ufficiale dalle competizioni se ne è andata anche la passione per gli Avalanche, ma per me si apriva una nuova era, quella dei Toronto Maple Leafs.

Il draft di Cereda come 24esima scelta assoluta. Un viaggio in Canada dalle parti della CN Tower. Ed ecco che ho cambiato bandiera e mi sono affezionata alla squadra con la foglia d’acero, quella con i colori biancoblù per intenderci. In fondo ci trovavo qualcosa di famigliare in quel team che impazziva per Cujo (Curtis Joseph) e Mats Sundin. I Toronto in realtà non erano la più forte squadra in circolazione e infatti il mio interesse per loro è durato molto poco. Nonostante qualche gadget acquistato nella città sul lago Ontario, la mia attenzione si é spostata in Quebec quando “les Canadiens de Montréal” hanno deciso di prendere Mark Streit.

Tradizione, storia, pazzia. Questi sembravano essere i punti a favore dei “canadesi”. Infatti la squadra di Montreal è stata una tra le 4 franchigie che hanno creato quello che sarebbe poi diventato il campionato più bello del mondo. Al momento quindi che hanno ingaggiato uno svizzero. Pardonne moi .. due, perché nel frattempo Aebischer, ormai “scartato” dagli Avalanche, si era trasferito nella terra franco-canadese; non ho avuto nessun dubbio. “ Go Habs Go”.

Praticamente sicura e tranquilla della mia nuova fede, tanto da poter annoverare una T-shirt della squadra quebecois, ho inaspettatamente deciso di intraprendere un viaggio a Vancouver. Ed ecco che tutto è diventato più complicato. Nonostante non ne avessi mai sentito parlare, a Vancouver esiste una franchigia. Un club che tutti chiamano “Canucks”, che semplicemente e non molto originalmente significa “canadesi”. Il tranello è che, anche se vorresti rimanere indifferente a questa squadra, che non è nemmeno famosa, le strategie di marketing messe in atto nella regione della British Colombia finiscono per farti cambiare opinione.

Volenti o nolenti, in città si trovano ovunque riferimenti ai canucks. Poster, merchandising, calendari, bar, ristoranti hanno l’effigie della C con lo squalo nero. Ogni cosa è stata studiata a tavolino per convincerti a diventare uno di loro, a partire dal merchandising, che si trova facilmente anche nei tipici negozi “1 dollaro e niente più”, per proseguire con la scritta “go canucks go” che appare al posto della destinazione sui bus della città, senza dimenticare gli annunci stile “siamo tutti canucks” che sono stampati sui muri delle stazioni dei bus. Insomma una sola squadra, un solo colore. Uno per tutti, tutti per uno. Ed ecco che alla fine ho ceduto anch’io e mi son detta: “va bene, andiamo al GM Place e gustiamoci l’NHL! Eh perché no… tifiamo Canucks!”

Bisogna vederla, una volta nella vita. Dicevo. Una volta. Tanto per farsi un’idea, per vedere un campione segnare un gol incredibile. Eh si, tanti Erik Westrum tutti in una sera non li avevo mai visti prima. Gustatevi loro. Gustatevi l’hockey per una volta. Senza pressioni, senza attese, senza emozioni legate a quei colori bianco e blu che sventolano nell’aria. L’hockey nelle piste piccole, veloce e fisico. L’hockey dei grandi, delle star, di chi con il disco sa fare ogni cosa. Entusiasmatevi per l’incredibile velocità con cui si svolgono le azioni, per la precisa impostazione di essa e il perfetto inserimento nel terzo d’attacco. Dimenticate del tutto, o quasi, i fuori gioco. Notate la Classe. Semplicemente. La classe che permette a questi giocatori di realizzare gol impossibili e di regalare parate mozzafiato. Questa è la NHL, questo è il bello dell’NHL.

Gustatevi il talento dei giocatori, senza dar retta al pubblico, ai giochi tra un tempo e l’altro, al dirigibile, al “cerca il donut sotto i bicchieri”, alla scritta “fate più rumore” o alla mascotte che mangia i tifosi avversari. Osservate l’hockey, perché quello per voi è il vero show, non quello che succede attorno, che è quasi patetico e del tutto superfluo quando Igilna tocca il disco.

“Benvenuti in America”, dove tutto fa parte dello show. E con tutto intendo anche i pop corn taglia extra large che si possono acquistare negli shop che attorniano la pista e la “limitazione” della consumazione di birra. Dico “limitazione” perché in realtà, almeno a Vancouver, non è proibita, ma i prezzi sono talmente inaccessibili che il risultato è lo stesso. E pensare che la Molson Canadian (birra indigena) è uno degli sponsor della squadra….

Benvenuti in uno stadio di 18’000 persone, che registra il tutto esaurito ad ogni match, nonostante i prezzi siano alle stelle. Benvenuti in Canada, dove le partite della squadra junior Vancouver Giants registrano il tutto esaurito e i giovani giocatori sono trattati come star, con tanto di interviste e match trasmessi in diretta televisiva.

Benvenuti nella NHL. Una volta nella vita. Una sola volta. Ma in fondo va bene così. Alla fine, nonostante la popolarità dei Colorado, il colore biancoblù dei Toronto, la tradizione e pazzia dei Montréal e l’attaccamento dei Vancouver mi sono accorta che la vera bandiera è una sola. Lei racchiude tutte queste caratteristiche in una sola squadra. L’Ambrì. Dovrò fare a meno di Burrows, di Henric e Daniel Sedin, di Luongo e Raymond, almeno fino ai mondiali. Dovrò tornare a vedere l’hockey nelle piste grandi, con impostazioni elaborate, con maggiore spazio e minor velocità. Tornerò a vedere l’Ambrì e a sognare qualche grande azione da parte dei giocatori più talentuosi, o il primo gol di un giovane ticinese. Ma in fondo va bene così.. l’NHL per fortuna o purtroppo è una volta nella vita! L’Ambrì.. è per sempre!