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valasciaQuando sei li, fra quegli immensi scaloni della curva o fra quei gelidi seggiolini delle tribune, se presti attenzione, potrai sentire i sussurri della sua memoria.
A volte, durante l’anno, capita di recarsi ad Ambrì e girare curiosi fra gli spalti e le tribune di quella vecchia signora chiamata spregevolmente “Valascia”. Una vecchia signora tutta rappezzata per tenerla al passo con i tempi, ma che per molti il suo fascino è immutato come trent’anni fa quando venne inaugurata.

Quando sei li, fra quegli immensi scaloni della curva o fra quei gelidi seggiolini delle tribune, se presti attenzione, potrai sentire i sussurri della sua memoria.

Sussurri che raccontano leggende legate a personaggi e partite scolpite nel legno delle sue volte. Leggende che si mischiano nei sussurri del vento fra i pini della montagna sovrastante lo stadio.

Leggende che parlano di personaggi venuti da lontano per fare grande la squadra della Valle. Alcuni sono sbiaditi nel tempo e tramandati da quando ancora il tetto non c’era con la neve che d’inverno faceva capolino. Eroi quali Bob Kelly, Peter Gaw, i vari Celio, Baldi, Genuizzi e tanti altri.

Altre figure vibrano più forti in quanto più recenti. Eroi del calibro di Dale McCourt, Rudolf Tajcnar, Oleg Petrov, Valery Kamensky, Kim Johnsson e tanti, ma proprio tanti altri.

Se ti metti li, in curva, a mezz’altezza, e guardi verso lo specchio di ghiaccio ti sembra di riviverle quelle emozioni. Se hai il tempo poi le vedi anche passare ad una ad una. Personaggio dopo personaggio.

Rivedi quell’incredibile serata dove si conquistò la Coppa Svizzera. Primo club Ticinese a vincere qualcosa in campo Svizzero nel disco su ghiaccio!

Rivedi e rivivi la consegna del titolo continentale. Primo e, per ora, unico club Ticinese a vincere in Europa!

Rivedi quel derby di Marco Baron, sbarcato da oltre oceano per difendere la gabbia in una sera di novembre. La leggenda racconta di un portiere impostosi come protagonista assoluto di quella pazza e vittoriosa serata.

Da sabato un racconto in più si aggiungerà ai già numerosi aneddoti. Una storia che racconta di un Ambrì Piotta messo veramente molto male nei suoi effettivi. Decimato dai suoi uomini migliori e che vede arrivare gli avversari di sempre decisi ad espugnare la valle.

Quel Lugano che fino a qualche decennio prima subiva senza obbiettare inchinandosi a chi di pane e hockey vive praticamente tutto l’anno. Siamo realisti e la storia ci insegna che a suon di milioni le città si fecero incredibilmente forti. Lo abbiamo visto oltreoceano. Le squadre potentissime del sud, dove l’hockey è un circo per ricchi, hanno la meglio sulle franchigie del nord, del Canada, dove l’hockey è forse ancora una ragione di vita, prima che un business.

Ebbene, la città comperò tutto quello che si poteva acquistare in fatto di giocatori. Vennero anche in valle a comperare i pezzi più pregiati, stagione dopo stagione. Li convinsero a suon di soldoni o decantando un progetto faraonicamente vincente. In fondo, noi poveri vallerani, cosa potevamo offrire in più di loro se non … una maglia!

Qualcuno questa maglia ce l’ha stampata sulla pelle e non è disposto a cambiarla. Altri invece, bisogna capirlo, sono disposti togliersela per cambiarla.

Quel sabato del primo novembre 2008 i nostri avversari vennero in valle credendo di trovare una squadra allo sbando. Una squadra pronta a capitolare. Una squadra che avrebbe ovviamente ceduto il passo. In fondo come potevano pensare di resistere a quel roster degno di una nazionale? Come avrebbero potuto resistere a tutte quelle stelle? Poi il dente era avvelenato. Come si poteva essere permessa quella squadretta di arrecare un simil sgarbo alla grande squadra della città, andando a vincere addirittura sulle rive del lago con un risultato umiliante… ma come si potevano essere permessi! Sì, l’onta andava lavata e l’occasione era ghiotta.

Il primo novembre 2008 l’Hockey Club Ambrì Piotta scese però in campo convinto di voler scrivere una pagina di storia. Condotto in pista da Lorenzo Croce a difesa della gabbia. Portiere originario di Ambrì e da sempre tifoso della propria squadra. Trascinato da Paolo Duca, capitano e top scorer, sorretto da un manipolo di giocatori, quella sera, disposti a tutto.

Questa squadra ha lottato dal primo secondo fino alla fine delle loro energie. Questa squadra ha costretto il suo avversario al pareggio giocandosela e lottando disco dopo disco.

Poco importa se l’Ambrì ha capitolato nella formalità dei rigori, il derby lo abbiamo vinto noi!

L’Ambrì stagione 2008-2009 sabato sera ha riconquistato tutti i suoi tifosi dimostrando di essere sempre la stessa squadra di sempre e noi, tifosi da sempre, non possiamo che dimostrare tutto il nostro grande rispetto!

Forza Ambrì. La leggenda continua.