Il quindicesimo di Morris: 15%vol
Ci sono cose nella vita che non vorresti finiscano mai. I McCourt’s Day’s, per esempio. Cinque giorni sù e giù per il Cantone sulle tracce del più grande straniero biancoblù di sempre, con la semplice irrefrenabile voglia di rivederlo, per stringergli la mano, chiedere un autografo e ricordare come erano belli quei giorni. Per rivivere insomma emozioni e sensazioni che nessuno potrà mai portarci via, custodite in un angolo del cuore e della mente. Pronte a venir fuori con magica e folle veemenza quando un manipolo di matti e coraggiosi, quelli di BL15, decidono che l’Amarcord del 2008 va dedicato, costi quel che costi, all’Indiano. Quanta nostalgia canaglia per quei tempi, per quell’hockey, per la “Campana del Villaggio”, per quel personaggio così anomalo da rifiutare i soldi dei grandi club perché in Valle aveva trovato il suo ambiente ideale. Aveva percepito la magia.
Ci sono cose che ricorderai a lungo. Il primo Mc Day, per esempio. Faido: conferenza stampa per presentare gli eventi della settimana. Dale pare quasi imbarazzato di tutta l’attenzione e quando è il suo turno tira fuori un foglio dalla tasca della camicia per leggere un discorsetto di rito. Era timido e parlava poco quando giocava, parlerà ancor meno adesso, pensano tutti. Con il passare delle ore si scioglie invece come neve al sole. Prima si intrattiene con centinaia di persone alla Valascia (“ah, la pista è rimasta identica… però il Güs non c’era, andavamo all’Internazionale”), parlotta con tanti bambini del nostro Settore giovanile ai quali i padri hanno spiegato chi è (stato) quel 50enne, va nella Sud a firmare il graffito di Geronimo, il suo alter-ego. Poi, con il groppo in gola, s’arrampica fino a Dalpe, il suo paese per 9 anni, quello delle scuole dei figli, dei Capodanni con la gente del posto, delle slittate verso Prato, della spesa dalla Dina e del caffé dalla Mirta. Il paese che i figli Derek e Clayton chiamavano casa quando, finita la stagione, rientravano per l’estate dai parenti in Canada. Dopo l’aperitivo con la popolazione, durante la cena, Dale deve salutare il gruppetto di 50 privilegiati commensali. Riprende il foglio dalla tasca della camicia, legge due frasi, lo straccia e va avanti a braccio. Le parole vengono meglio quando sgorgano dal cuore. I McCourt’s Day’s sono lanciati.
C’è una famiglia intera con l’Ambrì nel cuore. I McCourt, per esempio. Il ritorno in Ticino non è stato emozionante solo per Chief. Lo accompagnano la moglie Janet, che in Leventina ha lasciato parecchie amicizie, e i figli Clayton e Derek, che qui hanno frequentato asilo ed elementari. Janet ha passato cinque giorni ad asciugarsi le lacrime, rivedendo la casa di Dalpe e le ragazze di un tempo che si son fatte donne e che per la rimpatriata sono andate appositamente a farsi belle dal parrucchiere. Intanto, le bambine si son fatte ragazze, finemente truccate per riabbracciare i compagni di scuola e di giochi, Derek e Clayton. I figli di Chief non han dimenticato la Valle: il primo ha tatuato il logo dell’Ambrì sul polpaccio, il secondo si connette giornalmente sul sito dell’HCAP per vedere che aria tira nel campionato svizzero.
C’è gente che non dimentica. I tifosi dell’Ambrì, per esempio. Sono oltre 400 quelli che affollano, a conclusione dei McCourt’s Day’s, la sala multiuso di S. Antonino. C’è aria di festa ma anche di malinconia, perché i cinque giorni sono agli sgoccioli. La serate di Cadro, i pomeriggi di Tenero e di Balerna, la mattinata di Giubiasco sono alle spalle: erano stati incontri intimi, quasi in famiglia, davanti a un bianco o un risotto. A S. Antonino nell’aria c’è un’eccitazione e un’attesa incredibili se si pensa a quanti anni sono passati. Dale è osannato, richiamato, festeggiato; c’è musica, immagini di gol e di vita quotidiana, discorsi, ricordi, tanti applausi. C’è un ambiente d’euforia che nessuno vuole finisca mai. E infatti ci si ritroverà poi ancora in 200, quando la sera fa spazio alla notte, per l’After McCourt al Pasinetti. Si beve e si balla senza risparmio. Fa capolino l’alba. La gente è esausta ma pare non voglia svegliarsi da questo magnifico sogno in biancoblù, neppure quando la famiglia McCourt, e son le quattro passate, sale in auto e se ne va. È senz’altro un arrivederci. Ancora occhi lucidi, il magone prende il sopravvento. Una sola consolazione: quindici anni dopo la sua partenza (guarda un po’ il caso del numero…) forse abbiamo trovato in Erik Westrum un nuovo leggendario condottiero. La storia dirà.
N: questo articolo e molto altro ancora sulla rivista n.0 bl15 che verrà distribuita a partire dal 2 agosto.






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