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15

Numero 15: nel mio immaginario era la maglia del giocatore più forte, dello straniero venuto da mitologiche squadre conosciute solo per sentito dire ma che, per l’enfasi con cui sempre erano raccontate, sembravano proprio appartenere ad un altro mondohockey.
Ricordo – almeno… mi sembra di ricordare benissimo – la pagina sportiva del Dovere in quell’estate del 1984: foto gigante a mezzo-busto con titolone clamoroso per quello che sembrava proprio essere un incredibile colpo di mercato biancoblu. Lo fu.
Il più forte ha il numero 15, tira una bomba che neanche si vede, quando arriva solo davanti al portiere avversario non sbaglia mai, pattina come un dio e, quando segna, viene giù la Curva, la tribuna e pure il rettilineo.
Un idolo per tutti.
7? 8? 9 stagioni con la mitica maglia? Altro che mercato sempre in fermento, altro che walzer dei pezzi da novanta da una squadra all’altra, altro che acquisti a man bassa da parte dei soliti noti.
Un esempio più unico che raro.
Non penso fosse una questione di odio viscerale verso il trasloco, il suo; pure in Canada, ho letto da qualche parte, faceva fatica a staccarsi dalla maglia per cui giocava.
Tratti somatici marcatamente indiani, The Chief non tradisce le sue radici.
Campione controcorrente in un hockey che, già allora, stava imboccando la strada del neoliberismo sportivo; pratica in cui il giocatore diventa vieppiù un pupazzetto telecomandato in continua ricerca della maglietta più riccamente sponsorizzata.
In pieno Mc periodo, era il 1988, erano già molti gli anni che si frequentava il Tempio: la chimica del gruppo nasce così, per sensazione di pelle. I valori condivisi sono comuni, l’attaccamento all’Ambrì è incondizionato.
La scelta di Geronimo, ultimo capo indiano ad arrendersi e che combattè con ogni mezzo possibile lo sterminio del suo popolo, quale simbolo della neonata Gioventù Biancoblu appare così scontata…. da allora lo portiamo sempre sul cuore.

GBB