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GiamboniniIn the name of Dale -Traks 4

Il Grande Capo

Dale Allen McCourt, da Falconbridge, Ontario, rimane a tutt’oggi uno dei giocatori di maggior prestigio sbarcati dalla NHL in Svizzera, e persino in Europa. E, al di là di ogni dubbio, ad Ambrì resterà per sempre figura leggendaria, indimenticabile ed inimitabile. Il curriculum che nel 1984 lo accompagna – consigliato, ovviamente, da Derek Holmes – in Leventina, è impressionante: numero uno nel “draft” del 1977, quindi miglior realizzatore dei Detroit Red Wings per tre stagioni su quattro fino al 1981. Il motivo che lo porta a cambiare ciononostante vita e continente è pure quello più unico che raro: già, perché quando l’indiano McCourt osa rifiutare il trasferimento a Los Angeles e per farlo arriva fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti, l’ha sì vinta, ma viene “tagliato fuori”, diventa insomma una pecora nera. Per lui – passato poi a Buffalo ed infine Toronto, per un totale di 203 reti e 291 assist in 553 partite! – la NHL diventa vieppiù invivibile. E McCourt, che ama più lo sport del denaro, decide allora di cambiare. Nipote del George Armstrong già capitano a Toronto e fratello d’un arbitro professionista della NHL, “Chief” – soprannome derivatogli dalle sue chiare origini indiane – nell’84 si ritrova dunque in Leventina, e ci resta addirittura dieci anni: sette (e un po’) da giocatore, tre da assistente-allenatore. All’HCAP garantisce 232 reti in 264 partite, ed altre 157 le fa segnare ai compagni di linea. Unico giocatore probabilmente al mondo a non esultare dopo aver segnato una rete, fosse anche la più bella o la più importante, dell’HCAP Dale McCourt diventa un mito, il cannoniere, l’ispiratore, il trascinatore, l’immagine, l’idolo insomma.

Piergiorgio Giambonini, capo-redattore sport Giornale del Popolo
dal libro Fontana Edizioni, 1997