Dicono così quelli di Piotta: “Quando la squadra va male si scrive dell’Ambrì Piotta , mentre quando va bene si parla solo di Ambrì.” Quasi una condizione di secondo piano, una cosa alla quale il resto del mondo non fa caso, perché Ambrì è semplicemente il diminutivo di Ambrì Piotta, per noi forestieri. Eppure questo nome composto, doppio nome, insomma quella fusione dei due paesi in una sola squadra è quasi uno specchio della nostra natura. Quella capace del meglio e subito dopo del peggio. Non stiamo qui ora a dare la colpa del lato peggiore ad Ambrì o a Piotta, sarebbe un errore. Noi tifiamo Ambrì-Piotta, noi amiamo questa doppia faccia. La prima che ci fa gioire, che tutto ad un tratto diventa predominante e ci fa vincere partite impossibili. La seconda che ci fa perdere le più facili, che ci fa preoccupare quando il tabellino segna un 5 a 2, perché sappiamo che nessun risultato è abbastanza sicuro quando l’Ambrì-Piotta decide di cambiare faccia. Siamo in balia di queste 2 forze, non possiamo domarle, né decidere quando usare una e quando l’altra.
Me le ricordo bene le parole di un “collega”, che mi disse come sarebbe stato difficile per l’Ambrì tenere l’attenzione su di sé fino a febbraio se cominciava già a perdere in ottobre. Aveva ragione a dirlo, lo scenario era buio e effettivamente se l’Ambrì (permettetemi l’abbreviazione) avesse solamente una delle sue due anime, sarebbe stata una stagione completamente fallimentare, un “tirare avanti” aspettando i play out. A rassicurarmi in quel periodo c’era la speranza, di poter cambiare tutto, anche se forse non ci credevo veramente, anzi, diciamolo, non ci credevo per niente. Ma di una cosa ero certa, che l’Ambrì non era quello, perché quello era una squadra che non dava emozioni, era la parte più nera della faccia peggiore. Mi sbagliavo. L’Ambrì era ed è anche quello, per una parte, un pezzo, ma la cosa bella è che non è.. solo quello.
Ora non fraintendetemi. Qualcuno di voi potrebbe dire che allora sarebbe meglio avere solo la faccia vincente. Ma questo non ha alcun senso. Si perderebbe tutta la passione, perché non ci sarebbe più “la speranza”, si smetterebbe di sognare, di fantasticare.. e questa è una delle cose più belle che può fare la mente umana. Voi pensate che sia così bello vincere il titolo di campione svizzero? Io penso sia più bella l’attesa. Il fantasticare. L’immaginarsi un Ticino biancoblù. Forse alla fine resteremo delusi, o forse il titolo non lo vinceremo mai. Le emozioni più forti sono quelle che arrivano per caso, come quel gol di Westrum a pochi secondi dalla fine della partita contro il Berna, quando tutto ormai sembrava perso, quando ormai in cuor nostro eravamo rassegnati ad una sconfitta che ci sembrava ingiusta per quanto l’Ambrì-Piotta aveva mostrato sul ghiaccio. Quell’Ambrì è quello che ci piace. Non quello che ha vinto, ma quello che ha giocato una partita alla pari con i primi della classe, quando sulla carta non avrebbe avuto nessuna speranza. Quello che è entrato in pista senza nessuna paura, che ha segnato, che poi ha subito e infine ha ancora recuperato quando ormai la sirena stava per sancire la sua fine. Quello che ti ha fatto venir voglia di lasciare tutto perdendo partita dopo partita. Lo stesso che poco dopo ti ha fatto rimangiare tutto, facendoti credere ancora nella nostra realtà. Quello che alla fine, vada come vada, ti farà dire ancora una volta tra te e te: “grazie Ambrì Piotta”. Insomma quelle due identità che si intercalano in un susseguirsi di rassegnazione e gioia, di speranza e tristezza, dove nessuna cosa è sicura, nemmeno i play out.
Un pezzo e l’altro. Se non ci fosse uno, l’altro non potrebbe esistere. Solo conoscendoli entrambi si può tifare una squadra che non ha mai vinto un campionato. Una squadra che apparentemente non dà emozioni, se non fosse che è stata creata da 3 ambriesi e 3 piottesi e che nel 2008 ha ancora queste due componenti.
Insomma cari Piottesi, non preoccupatevi… per noi non esiste solo l’Ambrì, noi amiamo solo e soltanto l’Ambrì Piotta, è questa doppia faccia che lo rende unico, senza l’una o senza l’altra, non sarebbe la stessa cosa!
In Valle c’è sempre magia. Di solito…
Olga… c’è aria di magia in valle!
Io parlo di Ambrì sia nel bene che nel male.
Forza Ambrì!!!
l’è chiò?