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Naumenko Nr6Pensavamo tutti che qualcosa fosse cambiato o perlomeno che la cosa si fosse attenuata rispetto ai tragici anni passati. Invece no. A quanto pare, Naumenko vuole cambiare numero di maglia. Sembrerebbe che abbia iniziato a sentire una strana pressione, un’influenza negativa, una sorta di incapacità a dare il meglio di sé. Molti di noi, i meno vecchi perlomeno, temevano che questo momento sarebbe arrivato, anzi, se lo sarebbero aspettato già molto prima, ma lui ci ha stupiti resistendo per molte partite. Alla fine però, questa eredità era troppo pesante e, per sgravare dalle sue spalle queste brutte sensazioni, abbiamo dovuto raccontargli la verità, quella de “La maledizione della maglia numero 6!”

Il tutto è più o meno iniziato quando molti di noi andavano appena alle elementari. La maledizione della maglia numero 6 iniziava a manifestarsi in un ragazzone ticinese di nome Luigi, dai più soprannominato (o sbeffeggiato) Lüli. Se da una parte il nostro possedeva il tipico fisico da panzer della NHL, gli faceva però da contraltare una tecnica da spaccalegna o giocatore di Polo. Famosi erano comunque i suoi passaggi in verticale da dietro alla porta all’indirizzo del nostro ormai destituito DS…che si involava poi a battere il portiere avversario nel tipico duello 1 contro 1. Dai più deriso, il nostro numero 6 di allora può anche vantare qualche convocazione in nazionale, allorquando il Guru svedese dell’HCL (a volte ritornano…) divenne anche Coach della Nazionale e lo convocò per qualche partita prima di portarselo con sé sulle rive del Ceresio (viaggio di moda pure recentemente…) per le stagioni seguenti (un po’ la tattica usata ora da Del Curto, che con la scusa della Spengler prova i giocatori svizzeri e stranieri che gli interessano x poi comprarli la stagione successiva… Ma non divaghiamo!). Purtroppo x Lüli, lo svedese venne licenziato e così finì mestamente anche la carriera del nostro (ex) numero 6. Ora pare si diletti con i veterani del Nivo e coltivi i suoi lunghissimi baffoni!

In seguito, se non erro, con l’arrivo di Larry Huras la sventurata maglia numero 6 venne indossata per qualche partita addirittura da un difensore nordamericano, tale Rod Aldoff, di cui si dice che arrivò ad Ambrì unicamente x legami di parentela con la moglie di Larry…insomma, per fare un favore in famiglia e dare un pezzo di pane a un povero giovanotto senza lavoro.

Ma il bello doveva ancora venire. Uno di quelli che ha reso veramente onore alla maglia numero 6 è stato un confederato, nativo di Zäziwil nel canton Berna (è già questo é tutto dire…) che faceva della pista di Hockey il suo autoscontro personale. Più che altro, appena lui entrava in pista, il suo casco privo di visiera protettiva gli scivolava inesorabilmente sempre più giù verso il naso fino a coprire anche gli occhi. Per questo, lo si vedeva aggirarsi in pista sempre a testa all’insù. Questo era l’unico modo che aveva per poter intravedere qualcosa, data l’impossibilità dell’uso delle mani, che erano occupate ad impugnare il bastone di cui faceva comunque poco uso sul ghiaccio. Infatti, il suo bastone, di contatti con il disco e con la superficie ghiacciata ne aveva pochi, era più abituato ad aggirarsi vicino al corpo e alle gengive degli avversari, che nutrivano evidentemente un qual certo rispetto verso il suo possessore… (Non paragonatelo però, a Ruben Fontana, per favore, quello era ancora peggio…! ) Eh sì, il buon vecchio Thomas Künzi (di mestiere muratore…) era uno che tutte le volte che toccava il disco ti faceva prendere un colpo al cuore (come il Tala adesso…e tra i numeri di maglia non c’è poi molta differenza!) e non ti rimaneva che sperare che riuscisse perlomeno a farlo uscire dalla linea blu… Infatti, nessuno l’ha probabilmente mai visto avvicinarsi alla riga rossa di centropista se non per andare a scontare i suoi abituali 2 min (quando non erano 5+10 xché l’altro aveva perso 2 incisivi e 1 canino e aveva sbrodolato la pista di sangue…) o per farsi cambiare quando la panchina dell’Ambrì era dall’altra parte… Osservandolo dall’alto della curva sembrava un cane legato a una catena, la quale era fissata dietro al suo portiere e gli dava un raggio d’azione che gli permetteva a malapena di raggiungere, col bastone proteso, la linea blu …. quella del suo terzo difensivo beninteso. Alla fine di ogni tempo, ci pensava poi il Piero a slegarlo e a lasciarlo rientrare negli spogliatoi dopo un biscottino e un’affettuosa pacca sulla spalla. Nessuno sa che fine abbia fatto il buon Thomas, probabilmente sarà tornato a fare bitume e spalare molta come qualche anno fa…

Ma purtroppo questo non è tutto. Anni dopo, un altro straniero ha deciso di vestire la bistrattata maglia numero 6. E la maledizione l’ha colpito ancora prima dell’inizio del campionato. Si trattava di un vichingo che si era fatto male ad un ginocchio nelle amichevoli pre campionato e che poi, a causa del Lockout (ma qui qualcuno penserà che non tutti i mali vengono per nuocere…), non aveva più trovato tanto spazio nelle fila dell’Ambri, anche perché le sue prestazioni erano tutt’altro che convincenti.

Ecco, letto e ricordato (purtroppo!) tutto questo, adesso tutti potranno capire come mai, quando Naumenko è sceso in pista per la prima volta a Rapperswil con la maglia numero 6 e il suo faccione rotondo con i due incisivi a forma di V rovesciata, il primo commento è stato “O ciel…”.
Poi però tutti noi abbiamo potuto apprezzare le sue indubbie qualità offensive. Qualche passaggio a vuoto c’è pure stato, ma questi sono stati compensati da un buon apporto offensivo. Alla fine della scorsa stagione quindi, tutti pensavamo che la maledizione della maglia numero 6 fosse finalmente stata sfatata….

E invece no! Questo anno ci ha dimostrato che forse avevamo cantato vittoria troppo presto. Infatti il buon Nick si è presentato ad agosto decisamente in sovrappeso, in una condizione fisica che ricordava più il Lele, re dei Grotti, che non un giocatore di hockey. E piano piano, la maledizione della maglia numero 6 si è rifatta viva: malgrado diverse reti e tanti assist, le cappellate difensive si sono fatte vieppiù frequenti. Ormai non può più fare leva sull’effetto sorpresa: tutti gli avversari hanno imparato a conoscere e a temere i suoi passaggi verticali fino alla linea blu avversaria e quindi fanno molta più attenzione ogniqualvolta lui avanza col disco (un po’ come i terribili slap al volo di JGT da posizione defilata nei Power play…dopo 2 stagioni tutti sapevano che da quella posizione era micidiale e lasciavano sempre un difensore alto…). La zona neutra è intasata e lui avanza sempre a testa alta: se va bene, riesce a passare la rossa e spedire il disco nell’angolo, sennò tenta qualche passaggio improbabile, magari di sponda ad un attaccante. Questo quando va bene. Il peggio capita quando, sempre a testa alta, pensa di avere il disco sulla paletta del bastone e fa il passaggio, ma dalla paletta si stacca unicamente la neve accumulata durante l’ultima azione, mentre il disco è rimasto qualche metro più indietro e un attaccante avversario si sta già involando verso il buon Thomas.
In tutte le altre squadre ci si aspetterebbe che il compagno di difesa ponga rimedio allo svarione del numero 6, ma se si considera che ad Ambrì il compagno di difesa del numero 6 è il numero 5, allora c’è poco da stare allegri…

Come vedete, Cari lettori, la maledizione della maglia numero 6 si sta inesorabilmente impossessando anche del buon Nick come dimostra il fatto che probabilmente non l’avremmo visto più tanto spesso sul ghiaccio se il numero 17 non si fosse ferito al ginocchio, dato che il terzetto nordamericano in attacco faceva faville… Non me la sento, però, di dargli qualche colpa, questa è la vendetta della maglia numero 6… a lui è stato dato il compito di tramandare questa tradizione e di passare questa eredità al prossimo!

Perché sempre e comunque dovrà esserci una maglia numero 6 sul ghiaccio della Valascia!