Seleziona una pagina

Larry Hurasdal 16.01.2007 al 18.01.2007

A volte non si può più sopravvivere solo di Pane ed Hochey.

Il livello d’angoscia elevatissimo va sedato.

In vista dell’ultima spiaggia di giovedì propongo quindi un’escursione in altri ambiti.
Mi permetto di prendere a prestito quale rimedio una poesia stupenda ed universale di Neruda.

A chi invece detesta la letteratura, in attesa della Partita, consiglio di riascoltarsi “Il vento” dei i Litfiba.
Se qualcuno davvero è disperato ed è in profonda paranoia che vada a vedersi Rocky Balboa di e con Sylvester Stallone ricordandosi di prendere qualche Temesta prima di entrare in sala.

LENTAMENTE di Pablo Neruda

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi
percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini
sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli
occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova
grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno
sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.