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I contadini della valle sono furiosi a causa della scarsa produzione del nettare prezioso, che ha visto un calo di quantità fino a sotto la fatidica linea rossa. La causa di questa siccità è ancora da stabilire. Si parla di guai tecnici o di materia prima, qualcuno insinua dei complotti tra pastori e mucche o di tentati avvelenamenti.

Il presidente dell’Unione Contadini di montagna vuole sottolineare come il momento si spera essere transitorio e si augura che le vacche ritornino a produrre come in passato. “Si sa che le nostre possibilità sono ridotte, ma quest’anno è proprio un anno di “magra” e la situazione è grave. Speriamo di rialzare il trend almeno ai livelli dello scorso anno”. Intanto ci dice di essersi iscritto al corso “come mungere l’immungibile” per non lasciare nulla di intentato.

La “sciora Maria” si lamenta di non poter più bere il latte appena munto, quello con ancora la schiumetta- ci dice- che le dava l’apporto di calcio sufficiente. Si ritrova costretta a comprare del latte industriale al supermercato, pastorizzato, UHT (il procedimento di sterilizzazione mediante elevate temperature), con i fermenti lattici vivi, senza colesterolo, lattosio e caseina, con il 3% in meno di grassi ma con maggiore apporto di proteine, con il 15% della dose giornaliera di calcio raccomandata per adulti e da conservare al riparo della luce. Bio, così c’è scritto.

Il pastore ci assicura di portare la sua mandria al pascolo tutti i giorni e sottolinea il buon spirito di gruppo che li accompagna. “L’erba che brucano è di ottima qualità – ci assicura – e i vitellini possono crescere sani e forti”. Purtroppo neanche lui si spiega questa controprestazione, ma guarda con positività al futuro sicuro che la metodologia è quella giusta e che “l’erba del vicino non è sempre la migliore”.

Il responsabile della marchiatura, quello che sceglie ogni mucca e la classifica dandole un numero di riconoscimento afferma come “il costo di produzione del latte è sempre più alto e il mercato è saturo”. Sono quindi tempi difficili per tutti. Ci dice di aver presenziato alla Fiera di San Martino per scambiare qualche elemento e sperare di accaparrarsi Miss bovina 2006. “Il mercato offre poco e la fiera è un’occasione per vedere all’opera e valutare fisicamente i possibili acquisti”.

Si è pensato di provare a stimolare le mucche diffondendo ogni giorno nella stalla la canzone “La Montanara”, che secondo alcuni esperti dovrebbe far ricordare ai bovini le proprie origini e stimolarli nel loro compito. C’è stato anche chi ha proposto l’abbattimento dei capi meno produttivi e la sostituzione di essi con delle nuove leve. Qualche furbo ha pensato al gioco sporco riempiendo le mangiatoie con prodotti della Fela, con l’intento di migliorare le prestazioni in modo poco naturale. Inoltre si sono organizzate sedute di autocontrollo e di Reiki per far riacquistare ai soggetti il proprio equilibrio energetico.

I costi di produzione aumentano ogni anno e i sussidi sono sempre minori. Fortunatamente il latte della Leventina può sfoggiare il marchio “bio”, simbolo di una elaborazione nostrana del prodotto, che molti consumatori auspicano come garanzia di qualità. L’intento è di proseguire in questa direzione, una specie di “ritorno alle origini”, cominciato con l’abbandono del moderno Tetrapak a favore di un contenitore che ricordasse l’anno di fondazione… “el sedelin dal lacc”.

“Il latte ci dà energia”, non possiamo rimanere senza. Se fermiamo la produzione le conseguenze possono essere catastrofiche per la nostra realtà rurale. Un anno così pesa sulle finanze e sull’attaccamento al prodotto e queste possono avere conseguenze gravi in futuro. Se le mucche non ci daranno i risultati sperati saremo costretti a trovare la … gallina dalle uova d’oro.
(……….Che sia Larry Huras?)