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ambri passione senza confiniUn foglio bianco, li vuoto davanti a te, così semplice senza nessun segno, senza nessun senso. Un pezzo di carta da usare, da rendere unico, da riempire con quello che ti passa per la testa in un momento dove la squadra non gira per il verso giusto. È forse un modo per sfogarsi, per liberare la mente, prendere il computer e scrivere, di getto, senza fermarsi, senza pensare troppo a cosa andrebbe detto o fatto.

Siamo ultimi. Eppure simpaticamente l’unica frase che mi viene in mente è “vah béh se giriamo la classifica siamo primi”. In fondo dai, prendiamola con filosofia, poi lo diceva anche Lui “beati gli ultimi perché saranno i primi”, e allora di che ci lamentiamo? Un sottile velo ironico per dire che nella vita ci sono problemi molto più importanti di questo e che il campionato non è neanche giunto al giro di boa. In fondo non posso neanche dire di essere arrabbiata, perché è vero, non lo sono. È che in questi momenti, dove l’ambiente si irrigidisce e le polemiche sono all’ordine del giorno che comincio a tremare. È un timore che normalmente mi tengo dentro, ma quando i risultati sportivi non sono dei migliori, è come se avessi una spina nel cuore che continua a punzecchiare e non mi lascia in pace. È la paura che tutto possa finire, che andando avanti a leggere questa favola, un giorno troveremo la parola “fine”. Non è il fatto di perdere o di essere ultimi che mi innervosisce, ma è proprio quel pensiero negativo sul futuro.

L’Ambrì ci fa vivere in una fiaba, di cui purtroppo non conosciamo il finale, possiamo aiutare a scriverla, ma forse un giorno finirà l’inchiostro. È quello che ci fa tremare, perché non vediamo una vita senza Ambrì , perché l’hockey non sarebbe più lo stesso, perché in Ticino mancherebbe qualcosa e perché un pezzo del nostro cuore smetterebbe di battere. Mi devo tranquillizzare, lo so, abbiamo migliaia di tifosi, sono loro la linfa, e finché ci sono, non devo aver paura, perché assieme usciremo da qualsiasi difficoltà. Questo ragionamento mi mette i brividi, in fondo spero di aver ragione io, spero che il calamaio sia sempre pieno. Lo so, lo so, ci vogliono i soldi, le parole e l’affetto non servono, non è il fatto di essere materialisti è semplicemente realismo. Alcune volte la realtà è dura, non è come nelle favole, dove è travisata, modellata, a seconda della fantasia del suo autore. Noi come scrittori di fantasia ne abbiamo tanta, ma è difficile trovare sempre nuovi spunti, nuove storie da raccontare. Tutto va troppo velocemente, e la società moderna non risparmia nessuno, perché noi siamo ancora qui? Forse abbiamo una missione, siamo portatori di un messaggio, noi dobbiamo sopravvivere per poter affermare che lo sport è magia, è sentimento, è passione, è gioia e dolore, fatica, sforzo, amicizia, scuola di vita, è competizione, gioia, tristezza e non è solo vittorie e buissness.

“Forza Ambrì, non mollare mai!” … mai! Ci credo, a quella parola. voglio pensare che l’Ambrì mi accompagni per tutta la vita, che ai miei nipotini al compleanno potrò regalare una bella sciarpa biancoblù e raccontargli una favola comiciata nel 1937 e non ancora finita. Io ci credo. L’Ambrì è vivo e non morirà mai…