L’appuntamento con la storia HCAP
Sono da oramai 7 anni che si rinnova l’annuale appuntamento organizzato dal fans club BL15 con la storia HCAP nella sua serata di gala prevista quest’anno per il 13.11.2010 in sala Multiuso a S. Antonino. La festa, che fino all’anno scorso era denominata Amarcord Biancoblù, quest’anno ha cambiato nome chiamandosi semplicemente Festa BiancoBLù e si promuove con il motto: tutti uniti per due magici colori. Un cambio di nome che sottintende un mutamento della serata con numerose gradite sorprese alla presenza di alcune star della rosa attuale.
Non poteva però mancare anche l’appuntamento con la storia in una festa che ha voluto ritagliarsi uno spazio proprio per sottolineare i tributi ai giocatori particolarmente importanti nella storia dell’Hockey Club Ambrì Piotta che concludono la carriera (ricordiamo l’anno scorso Nicola Celio) o “rispolverare” dal libro dei ricordi quei giocatori che hanno contribuito con il loro determinante apporto a fare grande la storia del sodalizio leventinese (ricordiamo i vari Celio, Genuizzi, Ticozzi e Dale McCourt per citare solo coloro che già abbiamo premiato).
La storia nei primi 70 anni e oltre ci porta molti nomi da poter omaggiare e festeggiare. Quest’anno tocca al mitico numero 12 “Vecio” Fransioli.
Statistiche:
Data di nascita
27/09/1959
Debutto in maglia HCAP:
1/10/1977 (18 anni e 4 giorni) – Ch.Fonds-HCAP 8-2
1° rete HCAP:
15/10/1977 (3° partita) – Sierre-HCAP 4-1
Maglia
No. 12
Capitano HCAP:
stagioni 1983/84 – 1984/85 (67 partite)
Partite tot:
371
Reti:
152
Min. Penalità:
150
Assist:
124
PP Goal:
21
Punti:
276
SH Goal:
4
Fonte Libro 100% Ambrì – Brenno Canevascini e Sandro Regusci
Alcune domande a Gabriele “Vecio” Fransioli
Facciamo un tuffo nel passato. Stagione 1977/1978, quando hai disputato la prima stagione in biancoblù. Cosa ti ricordi di quegli anni?
Purtroppo quella stagione siamo stati relegati in DNB. Eravamo in tre giovani proiettati in prima squadra, Kuki Zamberlani, Mauro Foschi ed io, per cause di forza maggiore. Il mancato trasferimento di Rudi Tajcnar per problemi con la Federazione Cecoslovacca che lo ha bloccato e il contenzioso tra Ambrì e Zurigo per il ritorno di Luca Rossetti, pure lui bloccato, hanno fatto in modo che noi giovani avessimo la possibilità di disputare tutta la stagione. E’ stato molto impegnativo con la scuola, le lunghe trasferte in treno ed in più le partite che disputavamo anche con gli Juniori, ma ci siamo fatti le ossa molto in fretta!
152 reti e 124 assist (276 punti) in 371 partite; una media che in quegli anni ti metteva tra i migliori scorer dell’Ambrì.
Sì, è vero, mi ricordo che un anno ero secondo dietro tale Dave Gardner, e quella stagione ho segnato 33 reti. A quei tempi era comunque più facile per gli attaccanti marcare goal perché le difese non erano quelle di adesso, ti lasciavano molto più spazio, perché i portieri non erano equipaggiati come ora ed anche il loro livello tecnico in generale era più basso. Comunque segnare era bello e giocare così anche.
Delle due promozioni in DNA (1981/82 e 1984/85), quale ricordi con più piacere?
Decisamente quella del 1981/82 perché è stata la più difficile e forse anche quella a cui non tutti credevano che avremmo potuto farcela. Quindi la si gusta di più! L’altra era stata “pianificata” ed è stata la conseguenza del buon lavoro svolto da parte di tutti. Non dimentichiamo che c’erano in squadra Dale McCourt e Laurence, gli svizzeri Kölliker e Hofmann e gli svizzero-canadesi, la squadra era molto forte anche se meno “indigena”.
Due anni da Capitano (1983/84 e 1984/85), come mai hai avuto questo “compito” già così giovane?
L’allenatore Lasse Lilja mi ha dato i gradi di Capitano quella stagione e la seguente con Ustorf li ho tenuti fino al ferimento alla spalla, quando ho dovuto interromperla. E’ toccato quindi a Köbi Kölliker prendere il mio posto, che dopo ha conservato nella stagioni seguenti. Quegli anni li ricordo con piacere comunque.
A 30 anni, un’età relativamente giovane, dopo 11 stagioni hai lasciato l’Ambrì, come mai?
Io lavoravo part-time come docente e contemporaneamente giocavo nell’Ambrì, il professionismo iniziava proprio in quegli ultimi anni in biancoblù, le stagioni di DNA erano molto impegnative ed era difficile conciliare le due cose. Non avendo avuto né un contratto di professionista ad Ambrì, né un posto di lavoro al 100% come docente ho deciso di accettare l’offerta del Ginevra Servette in DNB per due stagioni. Poi, tornato in Ticino ho smesso di giocare a hockey e ho avuto il posto di lavoro nella mia professione di docente di scuola, appunto.
Ti piace di più l’hockey di “allora” o quello di questo millennio?
Decisamente quello di allora, c’erano più emozioni e più divertimento per i giocatori. Debbo comunque dire che l’evoluzione di qualsiasi sport porta a dei cambiamenti durante gli anni o i decenni, è logico e normale. Non sempre però per lo spettatore o i tifoso certi cambiamenti sono in meglio. Tecnicamente di sicuro, a livello di emozioni, come dicevo, non è detto.
Vecio, che grande persona, quando ero in Ticino l’anno scorso gli ho parlato a lungo proprio li fuori del wine bar.
Bravi a tutti i membri del comitato BL15 per la scelta di Vecio e se vi ricordate ed e’ possibile fategli le congratulazioni da parte mia dalla lontana Australia.
Come sei giovane, pulcino… Io invece sono quasi suo coetaneo e ricorso bene i suoi goal!
il Vecio! il mio maestro di nuoto!