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(penso sia il caso di riproporlo…2 anni dopo!)

Dite pure quello che volete. Che siamo deboli. Che rischiamo la B. Che questo o quell’altro non meritano di entrare sul ghiaccio. Insultate, criticate, sparlate, ridete, ma ditelo: Ambrì. Perché mai titolo fu più azzeccato, e ringrazio chi in quella serata tra un bicchiere e l’altro mi ha dato le basi per pensarlo. Sì, perché questo titolo spiega tutto, non è mica messo lì a caso. Ci ho pensato io, a questo titolo. Perché per vedere l’hockey, miei cari, basta scegliere una delle partite che il campionato svizzero ci riserva. Una delle tante. Una delle tante dove a giocare non sia l’Ambrì Piotta. Oppure basta aspettare impazientemente la Spengler o i mondiali. Li si che si vede del buon hockey. Ma chissà perché, in fin dei conti, nonostante la vasta scelta, non ho dubbi e decido … per la partita dell’Ambrì. In fondo per godersi l’hockey c’è tempo, allora perché non gustarsi i retroscena della passione per una squadra, più che l’hockey in sé? Béh godersi, forse è troppo positivo, perché se si guarda bene, non c’è mica sempre il motivo per godere, anzi, purtroppo la maggior parte delle volte c’è da rodersi. Ma questo fa parte del gioco e se non ci fosse questa precarietà lo stesso perderebbe d’interesse, il pubblico si annoierebbe se le vittorie diventassero troppo scontate o le sconfitte troppo .. sconfitte. Quando sei tifoso il problema è quello. L’hockey non puoi godertelo, perché c’è sempre quella parte di te che vive la partita non da semplice spettatore. Quella parte a cui batte il cuore, quella che è triste quando la partita va male, quella che è in trepidazione aspettando un’illuminazione del suo pupillo, quella che se si vince si carica di energia positiva e se si perde comincia a lamentarsi per qualsiasi cosa, quella che alla fin fine, qualsiasi sia l’esito della partita dirà : “Forza Ambrì e f….. l’hockey!”

Insomma voglio distinguere bene le due cose, perché se io insisto a dire che il calcio è il gioco più bello del mondo, che l’hockey mi piace, ma che l’Ambrì è un pianeta a sé, che non può rientrare in questa analisi estetica dettata solamente dall’essenzialità del gioco, è perché ci credo veramente. Un altro mondo, nel quale sei immerso 24 ore su 24, un grande amore. Spreco sempre troppe parole per spiegare questo fenomeno e nonostante questo non riesco mai a farlo fino in fondo. Magari se mettessi assieme tutti gli articoli che ho scritto fin’ora su questo mondo Ambrì, qualche deficiente in materia riuscirebbe a farsi un’idea, ma credo che non potrebbe mai capirlo pienamente. Qualcuno potrà dire che è sempre la solita solfa, ma se l’hockey è un gioco planetario, béh, l’Ambrì non lo é. E non c’è da meravigliarsi se a molti l’hockey non piace più di quel tanto, ma amano l’Ambrì.

È proprio attualmente che queste parole prendono il giusto significato. Quello che succede sul ghiaccio, l’hockey insomma, è quel che è . Per il secondo anno di fila siamo “costretti” a giocare i play-out. Insomma, siamo fuori dal giro che conta, da quelle 8 squadre che si giocheranno tutto fino all’ultimo per conquistare il titolo. Ma f…. l’hockey. L’Ambrì è l’Ambrì, quindi non cambia niente. Vincere o perdere è relativo, giocar bene o giocar male, è quasi superfluo. Noi ci siamo innamorati dell’Ambrì, non dell’hockey, non mescoliamo due cose su due pianeti diversi. L’hockey è divertente, appassionante, spettacolare. L’Ambrì è unico, magico, imprevedibile. Piacere. Amare. Questa è la differenza. Se devo scegliere tra i due .. non ho dubbi… mi tengo stretto l’Ambrì.. tanto.. ho pur sempre il calcio!