Ricordo quand’ero fanciullo, sognavo la maglia e il baston, guardando la curva che canta, riprovo la stessa emozion. E quando l’Ambrî entra in pista, fortissimo batte il mio cuor, la voce mi trema e son certo .. che l’Ambrî è il mio unico amooooooor!
C’era una volta… una bambina seduta sul divano di casa sua, che ascoltava una voce che narrava storie di guerrieri, di eroi, di maghi e lunghe battaglie. Ricordo la colonna sonora di quei racconti, un suono che sin intensificava quando le battaglie diventavano più dure. Ero piccola e la mia fantasia, grazie all’inchiostro di quelle parole dipingeva un quadro fatto di personaggi, colori ed emozioni. Non ne perdevo una di storia. Sera dopo sera, le ascoltavo con attenzione. Mi ricordo che qualche volta il cavaliere riusciva a battere il drago, salvava la principessa e tornava a casa al galoppo. Altre, invece, la strega cattiva lanciava il suo incantesimo e il povero cavaliere si ritrovava trasformato in un mostro.
Non erano sempre storie a lieto fine, da “e vissero felici e contenti”, ma mi facevano sognare lo stesso. Sognavo i cavalli, le armature e gli stendardi. Gli schieramenti, gli attacchi, le battaglie fino all’ultimo sangue. Mi immaginavo i generali dare la carica. Le lame delle spade scontrarsi e le catapulte fare centro. Mi batteva il cuore, mentre quella voce mi riportava le gesta di quegli epici combattimenti. Mi sembrava di essere lì, tra quelle migliaia di volti, con lo stendardo della mia contrada, a difendere i miei colori. Ogni tanto, avrei voluto essere lì in quella pista, per incitare i miei cavalieri, aiutarli a vincere quello scontro. Invece no, io ero a casa, sul divano. E solo la fantasia, i miei sogni, potevano portarmi lì. Potevo solo sognarle, quelle maglie biancoblù. Le immaginavo battersi sul ghiaccio,mentre in sottofondo sentivo lo stridere delle spade e le canzoni intonate dalla curva.
Ora invece vedo la curva che canta. Ora i cavalieri sono lì , davanti ai miei occhi. Ora io sono parte di quelle storie, ogni volta che sono sotto quella volta. Non ho più bisogno di sognarle, di immaginarmele. Sono lì, e oggi come ieri, riprovo le stesse emozioni. Quando i cavalieri entrano in pista, quando il generale dà la scossa. Quando il cuore batte fortissimo e la voce trema. Sono lì, ci sono dentro ormai. Sono una pagina di un libro, di una storia, che qualcuno narra ad una bambina seduta sul divano, che aspetta con ansia l’attacco vincente. L’eroe che ritorna fiero dalla battaglia. L’incantesimo che libera la principessa rinchiusa nel castello.
Una bambina che ascolta una storia che parla di guerrieri, di fate e cavalieri. Una bambina, che magari non sentirà un lieto fine, ma che sarà d’accordo con me, quando il narratore le dirà… che l’Ambrì è il mio unico amor.
allora almeno un piccolo scopo l’ho raggiunto sirc
Stavo per prendere carta e penna e scrivere un ulteriore articolo che spiegasse la rava e la fava della situazione attuale. Poi ho letto il tuo articolo e le ho messe via.
Ti voglio bene. L’Ambrì dovrebbe farti un monumento.
oggi le bambine guardano le superchicche…tre ragazzine dotate di superpoteri, al servizio della giustizia…la tua nostagia ha un senso, la storia si ripete.